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Scienza
20 Aprile 2026 - 14:03
NAPOLI. Incentivare la ricerca clinica sull’utilizzo della cannabis nella terapia del dolore, in particolare per patologie come la fibromialgia e le neuropatie periferiche causate dalla chemioterapia.
È questo il messaggio emerso dall’incontro “S.T.A.R. – Scienza, Terapia Antalgica e Ricerca”, in corso al Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli, con la partecipazione di medici, esperti del settore e rappresentanti del sistema sanitario. A sottolineare il potenziale di questa frontiera terapeutica è stato Daniele Piomelli, docente di Neuroscienze all’Università della California Irvine, che ha tenuto una lectio magistralis davanti alla platea.
«È necessario promuovere studi clinici sull’impiego della cannabis nella terapia del dolore – ha spiegato – anche perché già oggi molti pazienti la utilizzano, spesso in modo non ufficiale, ottenendo risultati positivi. Da qui bisogna partire per comprendere come svilupparne un utilizzo più strutturato e sicuro».
Secondo Piomelli, negli ultimi anni sono emersi dati scientifici sempre più significativi. «Uno studio condotto in Germania sulla lombalgia cronica ha evidenziato come la cannabis possa rappresentare un’alternativa a farmaci più rischiosi, non solo gli oppiacei ma anche i FANS, gli antinfiammatori non steroidei, che possono avere effetti collaterali importanti sull’apparato gastrointestinale e sui reni».
L’esperto ha inoltre evidenziato come il Servizio sanitario nazionale italiano disponga già degli strumenti normativi per favorire l’uso della cannabis terapeutica in contesti controllati. «La gestione pubblica, basata su standardizzazione e distribuzione sul territorio, può garantire efficacia e sicurezza», ha aggiunto.
Il tema della terapia del dolore è stato affrontato anche dal responsabile scientifico dell’evento, Pietro Vassetti, che ha ribadito un cambio di paradigma ormai consolidato: «Il dolore non è più solo un sintomo, ma una vera e propria malattia. Deve essere trattato come una patologia cronica, al pari del diabete o dell’ipertensione, con percorsi terapeutici personalizzati e continui, non episodici».
Vassetti ha ricordato inoltre come, grazie alla normativa vigente, anche i medici di medicina generale possano prescrivere farmaci oppiacei, ampliando le possibilità di intervento sul territorio.
A chiudere il quadro è stata Monica Vanni, direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord, che ha posto l’accento sul ruolo del sistema sanitario. «Il Servizio sanitario nazionale ha un compito fondamentale e anche un dovere etico. Per troppo tempo il dolore è stato marginalizzato per ragioni culturali. Oggi abbiamo finalmente strumenti organizzativi, farmacologici e tecnologici per affrontarlo in maniera adeguata».
L’incontro napoletano ha quindi confermato come la terapia del dolore rappresenti una delle sfide più importanti per la medicina contemporanea, aprendo nuove prospettive anche attraverso l’innovazione terapeutica e la ricerca scientifica. In questo scenario, la cannabis potrebbe ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante, a condizione che venga supportata da studi rigorosi e da un quadro normativo chiaro e condiviso.
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