NAPOLI. Era a Nizza già il 18 scorso, quando l’inchiesta sul clan Giannelli di Cavalleggeri d’Aosta è entrata nel vivo con sette arresti. Ciro Di Giulio Cesare, 23enne di via Marco Polo dal cognome altisonante, è stato l’unico a non rispondere presente ai poliziotti della Squadra mobile che hanno eseguito le misure cautelari dopo aver condotto le indagini. Presto però gli investigatori hanno saputo che si trovava in Francia, da cui il giovane effettivamente con un aereo da Nizza è tornato l’8 agosto scorso presentandosi agli uffici della Questura abbronzato e senza mostrare turbamenti.

A suo carico (ferma restando per lui e gli altri indagati la presunzione d’innocenza fino ad eventuale condanna definitiva) le accuse sono gravi: associazione di tipo mafioso, detenzione di armi da fuoco tra cui una micidiale mitraglietta Uzi e detenzione di sostanza stupefacente. Le indagini sul gruppo Giannelli, coordinate dalla Dda di Napoli, sono state condotte dai poliziotti della sezione “Criminalità organizzata” della Squadra mobile della questura partenopea (dirigente Alfredo Fabbrocini, vicequestore Andrea Olivadese).

Si è così scoperto che il ras Alessandro, ex delfino del boss Domenico D’Ausilio “’o sfregiato” diventato poi capoclan indiscusso, addirittura dirigeva i suoi uomini dal carcere di Voghera in cui era detenuto. Ciro Di Giulio Cesare non era a casa all’alba del 18 luglio scorso quando la polizia (anche cn i commissariati San Paolo e Bagnoli) bussò alla sua abitazione. Si è saputo che si trovava in Francia e in particolare sulla Costa Azzurra, ma non sembra per vacanza. Circostanza che sarà oggetto di ulteriori indagini, ma almeno per il momento gli inquirenti tenderebbero a escludere che il 23enne volesse lasciare Napoli per sempre.

Tant’è vero che è tornato senza attendere nemmeno il Ferragosto, periodo in cui in genere i ricercati preferiscono evitare il carcere per il caldo dietro le sbarre. Tra i fedelissimi di Giannelli, è il più giovane dei presunti affiliati. Il gip di Napoli gli contesta il 416 bis, la partecipazione ai traffici di sostanza stupefacente per la piazza di via Fera e la detenzione di armi da fuoco: due pistole in un caso e la mitraglietta Uzi in un altro. Il capo di Di Giulio Cesare è considerato un alleato di ferro dei Licciardi mentre lo è stato con Massimiliano Esposito “’o scognato” fino a novembre 2022.

Alessandro Giannelli, ras di Cavalleggeri d’Aosta che si è fatto le ossa con il boss Domenico D’Ausilio “’o sfregiato”, dal carcere di Voghera era attivissimo dirigendo le operazioni per mantenere il controllo del territorio, preoccupandosi tra l’altro della gestione dei videogiochi nei locali e cercando di espandersi nelle zone vicine. Aveva escogitato un sistema per evitare l’intercettazione via telefonino, ma una microspia piazzata in cella lo ha incastrato. Nell’indagine è coinvolto anche Maurizio Quotidiano, figlio di Pasquale detto “Kalibù”, personaggio storico della malavita di Bagnoli.