NAPOLI. “Un’azienda di autotrasporto su 4 lamenta difficoltà a reperire autisti, con pesanti conseguenze sull’intera filiera della logistica” – è l’allarme lanciato da Giuseppe Altamura, Vice Presidente Gruppo Piccola Industria e della Sezione “Logistica Intermodale Trasporti” presso Unione Industriali Napoli, che aggiunge: “Se non si interviene per invertire il trend, la situazione rischia di compromettere tutto il sistema economico-produttivo”.

Vice Presidente, quali sono le dimensioni di questo fenomeno?

"La desertificazione degli autisti è sempre più all'ordine del giorno. Un fenomeno che affligge le aziende di logistica su tutto il territorio nazionale, a prescindere dalla tipologia di attività esercitata. Parliamo di oltre 1.100 aziende di autotrasporto su 4.500 presenti nella sola provincia di Napoli e di ben 2.400 imprese se consideriamo le 9.430 all’attivo sull’intero territorio regionale. Gli autisti mancano all'appello sia per aziende di trasporto merci, sia di persone, sia per la conduzione di mezzi d'opera professionali (es. autogru, ambulanze etc.). Un problema che non è limitato solo all’Italia, ma che è diffuso anche in Europa. Nel solo 2023, secondo il rapporto dell’IRU (Unione Internazionale Trasporti su Strada), nel Bel Paese si registrano 10.000 posizioni non coperte con una crescita di circa il 55%. Se non si verifica un’inversione di tendenza, il fenomeno potrebbe addirittura raddoppiare entro il 2028".

Siamo quindi in una situazione di emergenza? 

"La carenza di offerta di tali maestranze implica notevoli difficoltà nel futuro della logistica italiana ed è una barriera per la crescita e lo sviluppo economico del paese. Circostanza che ci induce ad effettuare delle riflessioni affinché possano essere attuate, in breve termine, delle azioni e manovre correttive volte ad arginare tale problematica ed al rilancio del settore dei trasporti. Anche perché se il presente è fosco, il futuro potrebbe diventare ancora più nero, visto che negli ultimi tempi è completamente mancato un adeguato ricambio generazionale. Insomma, servono giovani da far salire nelle cabine dei camion".

Quali le conseguenze sul tessuto produttivo?

"Le ripercussioni di questa carenza sono significative. Il 75% delle aziende lamenta di non poter espandere il proprio business, il 57% sta affrontando un aumento dei costi legato a queste figure professionali, che si aggiunge all’incremento del costo dei carburanti, mentre il 48% sta sperimentando una diminuzione della produttività".

Quali sono le cause principali di questa disaffezione?

"La migrazione degli autisti presso altri settori e mansioni è causata da diversi motivi. Uno dei fattori dirimenti che scoraggia chi ha intenzione di intraprendere questo mestiere è l'accessibilità alla professione, che prevede tempi e costi non compatibili rispetto all'ingresso di giovani nel mondo del lavoro. Questi ultimi, infatti, si vedono scoraggiati dall'investimento troppo esoso per conseguire le patenti ma soprattutto dai tempi troppo lunghi. Per tale motivo, sono più propensi ad alternative più "agili" e soprattutto soluzioni di "pronto impiego". Ulteriore fattore predominante riguarda le condizioni di lavoro, che spesso sono di forte stress e che altrettanto spesso mettono in pericolo la sicurezza e l’incolumità di autisti e camionisti. Quest’ultimo aspetto non riguarda tanto le statistiche degli incidenti stradali che, soprattutto per gli autobus, sono piuttosto basse, quanto il pericolo cui gli autisti sono esposti o dal contatto con il pubblico durante le attività espletate su strada".

Ci sono soluzioni da mettere in campo nel breve-medio periodo?

"Risulta necessario promuovere iniziative affinché i giovani possano essere incentivati ad avviare la professione di autista, mediante incentivi e sgravi in favore di aziende per favorire il conseguimento di titoli abilitativi (patenti, iscrizioni al ruolo conducenti etc.), abbassandone i costi o addirittura azzerandoli. Sarebbe opportuno abbreviare le tempistiche per gli esami presso le motorizzazioni e per tutto l'iter necessario all'immissione in servizio. Infine, considerata l'importanza della classe autista per il nostro paese, è necessario incentivare le aziende che assumono alle proprie dipendenze gli autisti, per consentire di poter erogare retribuzioni adeguate per compensare l'elevato stress della mansione, che prevede in taluni casi anche operatività H24 con turni notturni. Serve, poi, un cambio di mentalità".

A cosa si riferisce?

"La figura del camionista rappresenta ormai nell’immaginario collettivo lo stereotipo del maschio rozzo e virile, forte della mole mastodontica dei mezzi che conduce. Dietro a questo lavoro, invece, che ricordiamo comporta molti sacrifici, c’è una passione che spinge a viaggiare, scoprire posti nuovi e vivere altre realtà. Si tratta di professionisti a tutti gli effetti, che macinano chilometri svolgendo una funzione socialmente utile, esponendosi ai pericoli della strada e lontani da casa. Sono lavoratori che si spendono per garantire un servizio utilizzato da tutti ma che solo in pochi sembra che se ne ricordino. Bisogna, in sostanza, uscire dagli stereotipi e dare il giusto riconoscimento economico e culturale a questo prezioso mestiere".