NAPOLI. Città, luoghi, eccellenze, tradizioni, ricette, leggende e curiosità. Da un’idea di Federico Quagliuolo (nella foto) nasce “Storie di Napoli”, oggi la più grande community regionale in Italia. Insieme al fondatore ripercorriamo le tappe di un’avventura ancora tutta in divenire e che rappresenta ormai una realtà affermata nel campo della divulgazione culturale. Un team eterogeneo di giovani professionisti della comunicazione che quotidianamente ricercano e raccontano le storie non solo della città partenopea ma di tutta la Campania.

Federico, la più grande community regionale, partiamo dai numeri…

«Dieci milioni di lettori l’anno sul sito e 6 milioni di spettatori per i video, 320mila followers dei vari canali social. Un team di 15 persone più collaboratori, 4 libri pubblicati, più di 2.500 storie raccontate. Mai nella vita avrei immaginato di trasformare “Storie di Napoli” in un lavoro».

Come e quando nasce il progetto?

«Nasce nel 2014 quando frequentavo il primo anno di università. Sin da piccolo ho sempre desiderato esplorare le vie più particolari di Napoli. Un’altra mia passione è la fotografia, così con un paio di amici iniziai a pubblicare i miei scatti su Fb. Quasi per gioco condividevamo i racconti delle nostre giornate in giro per la città, le persone cominciavano a chiedere dei posti che mostravamo, molti interagivano e aggiungevano materiale o inviavano suggerimenti».

Un’idea che ha cominciato a riscuotere molto successo…

«Per gli studi mi recavo ogni mattina a via Mezzocannone e mi incuriosiva la lapide di “Colapesce”. Dietro quel volto c’era una storia, una leggenda, così raccontai questo personaggio e insieme ai miei amici decidemmo che sarebbe diventato il logo di “Storie di Napoli”. In un anno arrivammo a 25mila followers, venimmo contattati da una casa editrice e pubblicammo il primo libro».

Poi il boom durante la pandemia…

«Durante i vari lockdown abbiamo avuto una crescita enorme. Con le nuove entrate degli sponsor riuscivamo a pagare chi scriveva e oggi contiamo quasi 20 persone nel team. Facciamo tutto da soli. Per alcuni di noi è diventato un lavoro a tempo pieno, per altri un’occupazione a cui dedicarsi con professionalità».

Oggi cosa siete?

«Fino a novembre 2021 eravamo un gruppo di giovani che provavano a crearsi una strada sul web. Oggi siamo un’associazione, abbiamo registrato la testata online. Organizziamo convegni, seminari, incontri per la valorizzazione del territorio, attività divulgativa con gli studenti. Poi c’è il lato commerciale, con la gestione del sito web e degli sponsor».

A proposito di territorio, l’iniziativa delle targhe?

«Una delle cose più belle realizzate. Creiamo targhe storiche e le installiamo nei quartieri. Sono già 50 le targhe realizzate, un’idea per promuove la cultura dei nostri territori e incentivare il turismo».

Per tutti sei il ragazzo in Vespa che racconta storie…

«La Vespa ormai è diventata il mio alter ego. Quella che si vede nei video è di papà, da piccolo salivo in sella con lui e viaggiavamo insieme per la città. Crescendo poi ho cominciato a guidarla».