La Uilp Campania, sindacato dei pensionati della Uil, si mobilita per evitare che vada in porto, così come prevista dal progetto di riforma presentato dal Ministro Calderoli, l’autonomia differenziata delle Regioni.
Da mesi il Segretario generale della Uilp Campania, Biagio Ciccone, ha denunciato come il progetto Calderoli finirà per accrescere il divario tra il Sud e il Nord, togliendo ulteriori risorse alle fasce deboli del Sud, in particolare agli anziani. E adesso che il ddl sull’autonomia differenziata è stato approvato in prima lettura al Senato stigmatizza: “È risaputo che la distribuzione differenziata del potere è la principale fonte della disuguaglianza sociale”.
Per Ciccone l’autonomia differenziata, prevista dal progetto Calderoli, fa parte di un più ampio disegno politico che penalizza ancor di più le aree meno avanzate del Paese. Infatti, dalle tabelle della legge di Bilancio è emerso che il fondo pluriennale di perequazione infrastrutturale non avrà più come risorse i 4,5miliardi inizialmente previsti, ma poco meno di 900milioni. Questo, per la sola annualità corrente, si traduce in un taglio di 281milioni rispetto ai 300 di partenza.
“Questo fondo – spiega il Segretario Ciccone - era stato previsto dal secondo Governo Conte e reso operativo dal Governo Draghi con la specifica finalità di ridurre il gap che c’è a livello di infrastrutture tra le aree economicamente più forti del Paese e quelle meno. In particolare, serviva a colmare i ritardi per quello che riguarda le opere idriche e i settori della sanità, dell’istruzione e dei trasporti. Insomma, avrebbe consentito al nostro Mezzogiorno di guadagnare in competitività, oltre che in qualità della vita. Uso i verbi al passato non a caso perché di tutto questo, dopo la manovra del Governo Meloni, poco o nulla potrà essere fatto. Con le risorse ora a disposizione è difficile pensare che possano essere realizzate opere davvero strategiche per lo sviluppo del Sud”. Inoltre aggiunge: “È con le infrastrutture che si crea sviluppo e non viceversa”.
Per il Segretario generale della Uilp Campania occorrono investimenti finalizzati proprio alla riduzione del divario tra le varie aree del Paese, che si accentua sempre più col passare del tempo; divario che per il Sud si è già tradotto nella riduzione di servizi essenziali come quello sanitario, quello per l’infanzia e quello per il trasporto.
Ricorda Ciccone che “dal 2010 al 2019 la sanità pubblica ha subito un taglio di oltre 37miliardi di euro e ciò ha prodotto una contrazione del servizio sanitario più accentuata nel Mezzogiorno dove il finanziamento pubblico è più basso”. Lo evidenzia anche il sesto rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale presentato il 10 ottobre a Roma, che pone l’accento su una “frattura strutturale Nord-Sud che sta per essere normativamente legittimata dall'autonomia differenziata”. Nel 2018, le regioni con una spesa pubblica per abitante superiore alla media nazionale (1.911 euro per abitante) erano quasi tutte del Centro-Nord con Calabria (1.705) e Campania (1.783) nelle posizioni di coda. “Stiamo inesorabilmente scivolando da un Servizio Sanitario Nazionale fondato sulla tutela di un diritto costituzionale a 20 sistemi sanitari regionali regolati dalle leggi del libero mercato – continua Ciccone – e così si spiega la mobilità sanitaria, ovvero perché non si arresta, ma cresce progressivamente, il ricorso a strutture sanitarie del Nord da parte dei cittadini del Sud che hanno urgente necessità di curarsi”. I ricoveri dei pazienti residenti in Italia in regioni diverse da quella di residenza (mobilità interregionale) nel corso del 2020, anno della pandemia, sono stati il 7,6 % del totale dei ricoveri nazionali, rispetto all’8,7% del 2019 anno pre-pandemico. Le regioni di partenza con il più alto tasso di mobilità sono state il Molise, la Basilicata e la Calabria.
“La migrazione sanitaria – precisa il segretario generale Uilp Campania - è un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali etiche ed economiche, che riflette le grandi disuguaglianze nell’offerta di servizi sanitari tra le varie regioni e, soprattutto, tra il Nord e il Sud del Paese.  Mina poi i principi fondamentali su cui si basa il Ssn dalla sua istituzione, che sono l’universalità, l’uguaglianza e l’equità”.
Nel Mezzogiorno mancano poi adeguati servizi per l’infanzia. Nonostante l’offerta di nidi e asili nido sia in crescita su tutto il territorio nazionale, i gap restano significativi. Come ricordato recentemente dal Corriere della Sera, “due terzi dei bambini (fino ai 3 anni) nel Mezzogiorno vive in contesti con livelli di offerta inferiori agli standard nazionali e il 17,8% in zone con una dotazione molto bassa o nulla (5,3% nel Centro-Nord). Nel livello più critico, spesso risultano serviti meno di un terzo dei Comuni: è il caso delle 5 province calabresi; di tutta la Sardegna (eccetto Cagliari), di Caltanissetta e Potenza. Fra le 10 maggiori città italiane, solo quelle meridionali si collocano ampiamente sotto la quota dei 30 posti ogni 100 bambini minori di 3 anni. Nel dettaglio: Catania (6,8); Palermo (11,8); Napoli (12,8); Bari (16,3). Firenze (49,4) è la città con l’offerta più ampia, cui seguono: Bologna (47,6); Roma (47,1); Torino (40,7); Genova (37,9); Milano (37,8)”.
Il Mezzogiorno presenta poi infrastrutture di trasporto inferiori per qualità e quantità rispetto al Nord. Secondo l’Istat, “la densità della rete ferroviaria è nettamente più bassa, soprattutto nell’alta velocità (0,15 Km ogni 100 Km2 di superficie; 0,8 al Nord; 0,56 al Centro)”. Negli ultimi decenni l’ampliamento è stato modesto (+0,3% contro +7,1% del Centro-Nord) mentre è aumentato il gap qualitativo (58,2% di rete elettrificata; 79,3% del Centro-Nord)
Il Segretario vede, come già detto, nelle scelte del centrodestra un piano preciso, portato avanti attraverso la sistematica riduzione delle risorse destinate al Meridione d’Italia. E proprio questo rende ancor più sinistra la luce che proietta l’impalcatura del regionalismo differenziato.
La Uil Campania si è pubblicamente schierata contro il progetto, manifestando di recente in piazza del Plebiscito a Napoli. “Gli ambiti in cui le 20 regioni potrebbero rivendicare margini di manovra più ampi sono tanti e spesso vitali per i cittadini – osserva il segretario della Uilp Campania – perché parliamo di tutte le materie di legislazione concorrente e anche di giustizia, istruzione e tutela dell’ambiente e dei beni culturali, oggi di esclusiva competenza dello Stato. Questo significa che gli enti che richiedono l’autonomia avranno maggiori risorse. E se si continuano a tagliare i fondi per i programmi di perequazione che hanno l’obiettivo di ripristinare un equilibrio tra le aree del Paese, non sarà sufficiente neppure la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni per tutelare le zone più deboli”. Proprio sul tema dei Lep, Ciccone già nei mesi scorsi ha lanciato un appello: “Sono davvero decisivi per garantire l’uniformità dei servizi su tutto il territorio italiano, dando attuazione a quanto previsto dalla Costituzione. Proprio per questo i Lep vanno tenuti distinti dal tema dell’autonomia differenziata. Il mio timore, invece, è che nel tentativo di contrastare il regionalismo dei ricchi, si finisca per affossare anche la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni”. In conclusione Ciccone afferma: “Rischiamo di definire per legge la disuguaglianza civile”.