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'O Vangelo cuntato 'a Santu Marco

Nella sede dell'associazione “Le Note di Napoli”, presentata la traduzione in napoletano del Vangelo di San Marco del prof. Don Antonio Luiso

 'O Vangelo cuntato 'a Santu Marcu

Don Antonio Luiso e Marina Carrese

NAPOLI. Chi ha avuto giovedì sera il gusto di intrufolarsi nei vicoli dei Decumani per raggiungere Palazzo del Duca di Casamassima, nella sede dell'associazione “Le Note di Napoli” (in via Banchi Nuovi 8) ha potuto gustare una serata speciale dedicata alla "lingua napoletana". Sì, lingua. Tale infatti è stato definito quello che si vuol fare passare per dialetto ma che, è stato spiegato da don Antonio Luiso, «lo sarebbe se fosse una derivazione dall'italiano, ma essendo nato prima, ha avuto una sua composizione storica che avrà attinto da tanti altri influssi linguistici, fino a diventare una lingua con le sue regole di pronuncia, di coniugazione, e di scrittura».

E proprio al professore di Filosofia e Storia, don Antonio Luiso è stata dedicata la serata aperta dal presidente dell'associazione, Salvatore Velardi, che ha organizzato l'evento con la collaborazione della Fondazione il Giglio di Napoli.

Al centro dell'incontro con un pubblico culturalmente molto qualificato, il libro di don Luiso,‘0 Vangelo cuntato ‘a Santu Marco vutato a llengua nosta” (Il Vangelo raccontato da San Marco tradotto in lingua nostra). La professoressa Marina Carrese, presidente della Fondazione Il Giglio, ha intervistato l'autore che non è nuovo a questo esercizio di traduzione. Lo ha già fatto con l'Apocalisse di San Giovanni, uno dei libri della Bibbia più difficili da comprendere. Inoltre, ha tradotto in napoletano il saggio di teologia dogmatica di Sant'Anselmo d’Aosta Cur Deus homo?, un classico della Teologia medievale, che fonda sulla ragione la spiegazione delle verità di fede, possiamo tradurre il titolo dal latino “Perché Dio si è fatto uomo”? e che in napoletano suona “Pecché Ddio se facette ommo”.

Ma don Luiso, è stato spiegato, ha praticato anche altri generi letterari, traducendo la commedia di Aristofane “Le donne in parlamento” e, recentemente, per l’Editoriale Il Giglio ha tradotto 50 tra le più belle favole di Fedro. 

Don Luiso, perché tradurre in napoletano il Vangelo di San Marco?

«La sfida fu lanciata dal Cardinale Sepe e io ero presente quando sollecitò i sacerdoti a provarci. Così mi sono cimentato, anche per dare prova che il napoletano rende perfettamente ogni significato del Vangelo, così come può tenere testa al linguaggio di altri diversi ambiti letterari. Per questo mi sono cimentato anche in libri di natura diversa, come le favole di Fedro e una commedia di Aristofane».

Se il napoletano riesce ad esprimere il racconto del Vangelo - è stato spiegato - se può rendere con il suo lessico , cioè l’insieme delle sue parole, i concetti della Teologia, della filosofia, allora vuol dire che è una lingua. Ciò è possibile perché il napoletano ha regole grammaticali, ortografiche e di pronuncia.

La definizione di dialetto invece, lo qualifica come “una variante locale o regionale di una lingua”.

Don Luiso ha infatti ricordato che «tra il 1339 e il 1340 Giovanni Boccaccio, considerato uno dei padri del toscano, poi diventato l’italiano, che aveva vissuto a Napoli 7 anni, scrisse la sua “Epistola napoletana” diretta a un suo amico fiorentino. La lettera comincia in toscano, poi passa al napoletano. Napoletano e toscano, o italiano che vogliamo dire, erano due lingue differenti».

 Dal pubblico sono state molte le domande e, ancor di più, gli auspici. «Perché non tradurre anche la Messa in napoletano?». 

«Non lo farei mai - ha affermato l'autore - ritengo, piuttosto che la traduzione dal latino all'italiano abbia già abbastanza sottratto senso e profondità teologica e spirituale al latino. Anche se, per esempio, in Sardegna, dove alla loro lingua tengono moltissimo, la Messa in lingua sarda viene celebrata».

La serata è stata allietata da intermezzi musicali graditissimi, con brani napoletani eseguiti dalla cantante Rosy Botti. Apprezzatissima "La leggenda del lupino" scritta da Roberto De Simone e molto in tema con l'argomento della serata, applauditissima dai presenti. 

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