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L'incendio del teatro

Sannazaro, quel palcoscenico che ha ospitato i sentimenti umani

L’incontro tra Eduardo De Filippo e Pirandello, la leggenda di Eleonora Duse ed Eduardo Scarpetta: storia e ricordi

Sannazaro, quel palcoscenico che ha ospitato i sentimenti umani

Pirandello con i fratelli De Filippo

NAPOLI. La commedia della vita si è sempre incrociata con il Teatro Sannazzaro. Su un palcoscenico che ha ospitato e disperso i sentimenti umani, solcato storicamente dalle parole di Eleonora Duse, Ermete Novelli, Eduardo Scarpetta, Ruggero Ruggeri.

La leggenda del teatro italiano è transitata su queste tavole. Tra umorismo e disincanto, cinismo e tenerezza, Scarpetta chiuse qui il suo percorso artistico con una memorabile edizione de “ ‘O miedeco d’’e pazze “, provando a scendere da quel piedistallo dove il suo pubblico lo aveva collocato.

Ma il Sannazzaro fu anche il teatro dell’imprevisto. Era il 1933, la Compagnia del Teatro Umoristico dei fratelli De Filippo cerca faticosamente di scalare il successo. In teatro, in un palco di prima fila, c’è Luigi Pirandello. Affannosamente un paio di maschere raggiunsero il camerino di Eduardo.

Non sarà una rappresentazione qualsiasi. In teatro c’è il sommo Maestro. De Filippo confesserà, col tempo, che quella notizia, portata prima dello spettacolo, rappresentò un errore. C’era il rischio di perdere la sua carica emotiva, di ridurre la forza espressiva.

L’attore, secondo il drammaturgo, per rendere al massimo deve essere stanco, provato, sfibrato. Quella sera Eduardo recitò solo per Pirandello, convinto dei limiti di quel copione, rispettoso di quella presenza, perplesso sulla possibilità che il futuro premio Nobel potesse gettare la spugna dopo il primo atto. Tornò in camerino amareggiato, era convinto di aver disperso quella rara occasione.

Ma un lieve bussare alla sua porta lo ridestò da quel torpore. Eduardo descrive quel momento come un’ apparizione. «Era il maestro Luigi Pirandello e mi apparve questo incredibile, enorme personaggio». Complimenti sinceri, una stretta di mano, un invito a cena, un epilogo imprevisto. A tavola, De Filippo coraggiosamente gli chiese di scrivere una commedia per la compagnia napoletana.

Ma lo scrittore di Girgenti ammise candidamente di non saper scrivere in napoletano. Rapida fu avanzata una proposta: scriviamola insieme. La grandezza di Pirandello era anche la sua umiltà e la capacità di mettersi in gioco. Eduardo conosceva bene una sua novella: “L’abito nuovo“, si decise di lavorare su quel testo. La stesura di quella commedia partì pochi mesi dopo. Per 15 giorni, consecutivamente, Eduardo frequentò la casa del Maestro, in via Bosio, 15, a Roma. Un dialogo umile e intenso. De Filippo conosceva i suoi limiti.

Sapeva di venire da un teatro macchiettistico, non sempre si sintonizzava con Pirandello. Ma l’ esperienza fu straordinaria, degna di un collega. Dopo oltre un anno il dramma fu messo in prova, al Teatro Quirino a Roma. Il Maestro siciliano assistette solo alla prima prova. Morì quattro giorni dopo. Lasciando al mondo il talento della sua complessità, costruito anche in un camerino del Teatro Sannazzaro.

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