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Archeologia
05 Marzo 2026 - 15:05
Il mosaico con la coppia di amanti consegnato nel mese di luglio 2025 al Parco archeologico di Pompei è in realtà una produzione laziale, che era presente in una villa romana nelle Marche. È quanto emerge da uno studio, pubblicato sull'E-journal del sito archeologico campano, avviato dal Parco assieme all'Università del Sannio. Il mosaico, secondo la ricostruzione del nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri, era stato trafugato da un capitano della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale.
La vicenda ha origine dal dono a un cittadino tedesco, da parte di un capitano, suo amico, che lo portò in Germania dopo esserne venuto in possesso durante la sua attività come addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia nel 1943-1944. Gli eredi hanno poi deciso di restituirlo allo Stato italiano. In mancanza di dati sulla provenienza del mosaico, il ministero della Cultura aveva deciso di assegnarlo al Parco archeologico di Pompei, considerando che mosaici simili per tecnica e stile sono noti dall'area vesuviana.
La ricerca approfondita avviata dal Parco ha poi portato a un risultato inatteso: il mosaico non c'entra con Pompei. Le analisi archeometriche, eseguite in collaborazione con il dipartimento di Scienze e Tecnologie dell'Università del Sannio, suggeriscono che si tratta di una produzione laziale che veniva commercializzata a livello sovraregionale.
Si è inoltre appreso da Giulia D'Angelo, archeologa di origine marchigiane e co-autrice del contributo pubblicato oggi sull'E-journal di Pompei, ha condotto alla vera origine del mosaico: proviene da una villa romana di Rocca di Morro, frazione del Comune di Folignano nelle Marche, dove è attestato già alla fine del Settecento.
«La ricostruzione della vicenda di questo mosaico - spiega il ministro della Cultura Alessandro Giuli - dimostra come la tutela del patrimonio culturale non si esaurisca nel recupero materiale dell'opera, ma prosegue con lo studio rigoroso, la verifica scientifica e la restituzione della verità storica. Il lavoro congiunto del nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri, dei funzionari del ministero della Cultura, del Parco archeologico di Pompei e delle Università coinvolte ha consentito di ricollocare correttamente il mosaico nel suo contesto originario, una villa romana nelle Marche. Ogni bene trafugato e riportato in Italia rappresenta un frammento della nostra identità che torna alla collettività».
«Questa vicenda restituisce a Folignano un frammento prezioso della propria memoria e rafforza il legame profondo tra la nostra comunità e la sua storia più antica - afferma il sindaco di Folignano, Matteo Terrani -. Il fatto che l'opera provenga da una villa romana di Rocca di Morro dà nuovo valore a un luogo simbolico che è parte fondamentale della nostra identità. Come amministrazione stiamo lavorando, insieme ad appassionati e volontari, per promuovere iniziative di valorizzazione del sito. Nelle prossime settimane ci recheremo a Pompei per poter visionare il mosaico e incontrare il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, con l'obiettivo di avviare un dialogo costruttivo e nuove prospettive di collaborazione».
La memoria del manufatto riemerge, tra l'altro, nella produzione del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832- 1910) che lo riproduce in un taccuino manoscritto oggi conservato nella biblioteca comunale di Ascoli Piceno.
«Nelle more di valutare, insieme alla comunità e agli enti locali del territorio di provenienza future iniziative di valorizzazione (per esempio tramite una mostra) - aggiunge il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti - i risultati delle ricerche sono presentati nelle-journal degli scavi di Pompei pubblicato oggi con la soddisfazione che grazie al lavoro interdisciplinare di carabinieri, funzionari del ministero della Cultura, archeologi e archeologhe nonché ricercatori e ricercatrici specializzati nell'archeometria, si è riusciti a ricostruire una vicenda travagliata con un lieto fine».
«Grande lavoro di squadra, ricostruire la storia è team work e questo è un esempio di come la dedizione, la professionalità e la passione portano a scoperte inattese non solo a Pompei, ma anche in siti meno noti ma non meno importanti per comprendere e valorizzare il patrimonio classico in tutta la penisola - dichiara il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel -. Grazie alle ultime ricerche emerge una produzione specializzata laziale che esporta mosaici preziosi, realizzati presumibilmente in notevoli quantità, in territori come le Marche, Campania e Puglia; una scoperta di grande interesse non solo per la storia dell'arte romana, ma anche per la storia economica del mondo romano».
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