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La mostra

Se il linguaggio è materia d’arte

Il newyorkese Robert Barry è uno dei protagonisti del “Concettuale”. Le sue opere da domani alla Galleria Alfonso Artiaco

Se il linguaggio è materia d’arte

La parola come materia artistica, il linguaggio come spazio di esperienza. È su questa linea che si muove “Another time” (significa “Un altro tempo”, ndr) la mostra dedicata a Robert Barry, da domani alla Galleria Alfonso Artiaco a Napoli in piazza dei Martiri 58, uno dei protagonisti dell’arte concettuale internazionale, la cui ricerca ha progressivamente spostato l’attenzione sulla parola e le sue interazioni con l’ambiente.

L’esposizione propone un’indagine trasversale sull’uso del linguaggio nella pratica dell’artista, seguendone l’evoluzione dalla fine degli anni Sessanta fino alle opere più recenti. Se nei primi lavori l’artista newyorkese sperimenta elementi immateriali – come ultrasuoni, gas inerti e campi magnetici – a partire dagli anni Settanta, e con maggiore evidenza negli anni Ottanta, il linguaggio diventa il centro della sua ricerca, trasformandosi prima nel mezzo privilegiato e poi nell’unico strumento espressivo.

Il punto di svolta è rappresentato dalla parola, che per Barry diventa un veicolo di significato capace di superare la rappresentazione figurativa. Non più immagine, dunque, ma pensiero. Le parole compaiono su tela, parete, legno o carta e vengono disposte secondo distanze rigorose, come piccoli arcipelaghi sospesi nello spazio espositivo.

Ogni termine dialoga con l’ambiente circostante e con lo spettatore, attivando un processo di percezione che si sviluppa tra lo spazio fisico e la mente. Tra le opere esposte figura anche uno dei lavori più significativi della sua produzione, datato 1969. Presentato originariamente nella mostra “557,087”, curata dalla critica d’arte Lucy Lippard al Seattle Art Museum Pavilion, il lavoro affronta un contenuto mentale impossibile da conoscere o rappresentare, affermando con forza la priorità del pensiero sulla forma materiale.

La sua presenza in mostra rappresenta un importante punto di riferimento storico e dialoga con le opere successive, documentate anche nel progetto curatoriale “The Defining of it..,” a cura di Mathieu Copeland. Nel corso degli anni Barry ha costruito un vocabolario sorprendentemente essenziale: meno di trecento parole, provenienti da ambiti diversi e spesso legate al contesto specifico in cui le opere vengono presentate.

Il significato emerge attraverso una sintassi frammentata ma coerente, che suggerisce frasi aperte, mai completamente concluse. «Nel mio lavoro, il linguaggio in sé non è arte - ha spiegato l’artista - Uso il linguaggio come segno per indicare che c’è arte, per suggerire la direzione in cui si trova, per prepararla».

Le parole scelte da Barry – come actual, intimate, familiar – non descrivono oggetti, ma stati e condizioni. Alludono a qualcosa di mobile e in trasformazione, che sfugge a ogni definizione definitiva. In questo modo l’artista invita lo spettatore a un’esperienza di percezione aperta, in cui il significato si modifica nello spazio e nel tempo.

Il risultato è un’arte che non si limita a essere contemplata, ma che chiede di essere pensata. Nel lavoro di Robert Barry, infatti, il linguaggio non è soltanto uno strumento espressivo: è il luogo stesso in cui l’arte prende forma. E dove, ancora oggi, continua a interrogare il rapporto tra realtà, percezione e pensiero.

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