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assistenza e carità
17 Aprile 2026 - 10:20
La studiosa Ana Rita da Rocha
NAPOLI. La crisi del Welfare State, lo Stato che ti assiste “dalla culla alla tomba”, vista dalle origini. Dalla scomparsa delle entità sociali (Confraternite, corporazioni di mestiere, associazioni caritatevoli) che si occupavano, dal Medioevo alla Rivoluzione francese, di curare gli infermi e assistere i poveri e gli affamati.

È il tema che ha fatto da sfondo al convegno internazionale di studi “Abrils de l’Hospital”, giunto alla XV edizione, che quest’anno si è svolto a Napoli tra la facoltà di Lettere dell’Università Federico II e la Fondazione Banco di Napoli.
L'incontro ha previsto anche una visita straordinaria nella Chiesa dell'Incoronata - in via Medina - che nel XIV secolo fu anche ospedale e che, nel 1343, ospitò le nozze della Regina Giovanna d'Angiò. La struttura, con magnifici interni affrescati probabilmente dalla scuola giottesca, è perennemente chiusa e non visitabile. È stata eccezionalmente riaperta per i partecipanti all'evento.

Il ROMA ha rivolto alcune domande alla studiosa portoghese Ana Rita da Rocha, dell’Università di Coimbra.
L’assistenza sanitaria e la previdenza sociale affidate a Confraternite, corporazioni di mestiere e associazioni è un’alternativa possibile allo “Stato sociale” ?
«Nel Medioevo, Confraternite e Ospedali - termini che in alcuni Statuti portoghesi sono sinonimi - ricoprivano un ruolo centrale verso infermi, pellegrini e bisognosi, prima che lo Stato e il potere politico si impadronissero di queste funzioni. Avevano un rapporto più stretto con il popolo che dipendeva dagli ideali cristiani della società medievale. Il loro compito era molto legato alla cura e alla salvezza delle anime, sia di chi assisteva che di chi era assistito. Quando lo Stato comincerà a intervenire in questi campi si preoccuperà piuttosto della salute».

A quando risale l’intervento dello Stato nell’assistenza e la carità?
«Alla fine del secolo XIV ci sono i primi segnali di cambiamento. In Portogallo il re comincia a tentare di regolare il funzionamento degli Enti caritativi. Ciò anche perché si manifestavano problemi come la cattiva gestione degli amministratori. E’ l’inizio di un maggiore intervento statale. Nel secolo XV ci furono tensioni con la Chiesa, alla quale spettava la responsabilità degli enti caritativi. Il re João I e poi Dom Duarte cominciarono a centralizzare e a chiudere i piccoli Ospedali per realizzare grandi Ospedali nelle principali città del Regno. Con João II alla fine del secolo viene fondato a Lisbona l’ Ospedale di “Todos os Santos” sul modello degli Ospedali di Firenze e Siena e l’ intervento del potere politico diventa evidente. Con Dom Manuel I si realizzano grandi strutture incamerando i beni dei piccoli Ospedali del Regno».
Di fronte al disastro dei sistemi sanitari statali, che cosa può insegnarci questa Storia ?
«In Portogallo la situazione non è migliore. Non è facile rispondere, ma penso che tra Stato e realtà sociali dovrebbe esserci una complementarietà. Lo Stato deve partecipare e ha degli obblighi nell’assistenza, e credo che sia molto positiva la presenza di servizi di sanità e previdenza statali, ma ci vorrebbe un maggiore coinvolgimento di altre istituzioni per colmare le carenze dell’intervento statale».
La crisi delle Confraternite fu il risultato della riforma protestante e della rottura dell’ unità religiosa dell’ Europa?
Credo che ci siano cause anche anteriori. Ci sono segnali che già nel secolo XIV le piccole istituzioni caritative con l’aumento della popolazione e la crisi generalizzata non riuscivano più a soddisfare le esigenze degli assistiti, e c’era anche il problema di chi si impossessava dei loro beni. Certo, c’ è stato un cambio di prospettiva nell’ assistenza a poveri e infermi dovuto al cambio di visione religiosa.
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