Lo sguardo degli scrittori stranieri su Napoli è sempre sorprendente perché questi personaggi perlopiù appartenenti all’alta società delle diverse nazioni europee, venivano a visitare la città perché erano attratti soprattutto dalla leggendaria mitezza del clima ma rimanevano colpiti non solo dalla bellezza dei luoghi ma anche e soprattutto dall'estrema vitalità di un popolo che seppur travagliato dalla evidente miseria, manteneva una serenità allegra e chiassosa che per lo straniero era assolutamente inspiegabile. Anna Charlotte Leffler giunge a Napoli nel 1888 quando è una scrittrice già molto nota in Svezia, dove ha pubblicato diverse novelle e testi teatrali. L’incontro con la città sarà una folgorazione non solo dal punto di vista della scrittrice che invia coloratissimi reportage per i quotidiani della sua Stoccolma, ma anche dal punto di vista sentimentale: è proprio qui infatti che incontrerà Pasquale del Pezzo, duca di Caianello, che due anni dopo diventerà suo marito. L'editore Pasquale Langella ne pubblica alcuni scritti con il titolo di “Bozzetti napoletani”. Si tratta di sette ampi resoconti su usanze, modi di vivere, atteggiamenti di un popolo che la cui proverbiale allegria, per una donna del Nord, costituisce sempre motivo di stupore.

La bella traduzione di Catia De Marco restituisce al lettore contemporaneo tutta la freschezza di un linguaggio decisamente antiretorico e assolutamente limpido, lineare, conciso, eppure capace di cogliere quel quid misterioso sotteso a tutto il vivere partenopeo. A colpire la scrittrice è soprattutto la teatralità degli abitanti: si vede alla descrizione del miracolo di San Gennaro cui assiste nel mese di maggio in una Santa Chiara affollata all'inverosimile: “Attorno all’altare sono inginocchiate una ventina di donne anziane, che all’improvviso cominciano a salmodiare a voce altissima, con toni acuti e discordanti che feriscono le orecchie. È l'unica occasione in cui sono le donne a guidare la preghiera in una chiesa cattolica. E anche questo fatto è una storia qui curiosa. Queste donne sono dette le parenti di San Gennaro e sono le più anziane rappresentanti femminili di alcune famiglie che sostengono di discendere dal santo stesso”.

L’immediatezza comunicativa e la vivacità impressionistica nel riportare gli aspetti più singolari delle usanze popolari fanno di questi scritti un prezioso documento anche delle abitudini di quelle prime forme di un turismo attento agli aspetti antropologici dei luoghi visitati, che si andava sviluppando proprio a fine Ottocento, sulla scia delle suggestioni offerte dal nuovo pensiero positivo che richiedeva ormai un approccio più scientifico e meno sentimentale con il reale. Ma se la Leffler non rinuncia mai all’oggettività della rappresentazione pure a questa affianca una vena sentimentale che rivela un amore sincero per un popolo dalla vitalità primitiva. La descrizione del mercato natalizio del pesce in cui cronaca e stupore si intrecciano con semplicità nella penna curiosa di Anne Charlotte Leffler che non tralascia di informare il lettore anche degli aspetti meno virtuosi di un popolo litigioso e imbroglione: “Per evitare le liti - scrive - che spesso degeneravano in risse, dovute al tentativo dei venditori di barare sul peso del pesce, il Comune ha aperto un ufficio temporaneo in mezzo alla strada, dove chiunque può farsi controllare il peso del pesce acquistato”.

E non manca una nota di costume non priva di un tocco di ironia che allude all'eccesso di ingordigia in cui i napoletani incorrono durante le feste: “i dolci napoletani sono molto buoni, ma molto costosi e pesanti come il piombo, pressoché indigeribili. La mattina di Natale dopo la grande cena di magro, i farmacisti hanno il loro da fare a vendere purganti e digestivi”. Anche il ricordo nostalgico della sua Svezia, che qualche volta fa capolino tra le immagini colorate del sud, diventa il pretesto per trarne per un gustoso quadretto fatto di contrasti: parlando della sua vita a Stoccolma ricorda: “Seduta nella tua poltrona d’angolo parli e discuti con i tuoi cari, e la serata scorre veloce, e tu pensi di essere felici, ti convinci che la vita non possa essere diversa da così, non ti accorgi del velo di apatia e di pesantezza che il buio e il vento adagiano sulla tua mente, perché ti senti protetta, al sicuro, nella tua casa calda e confortevole”.

La capacità analitica della Leffler sta tutta in questo cogliere “il velo di apatia e pesantezza della mente” nascosto sotto la rassicurante quiete domestica alla quale contrappone invece la luce colorata del paesaggio invernale napoletano: “Quella che hai davanti è una lunga estate di sole perenne. Non è in casa al chiuso che passerai il tuo tempo ma fuori all'aria aperta… Niente più spesse pareti che ti proteggono dalle correnti d’aria, niente crepuscoli passati nel tuo accogliente studiolo, né amici che parlano la tua lingua e capiscono i tuoi pensieri! Quello che offre il Sud non è una casa, non è sicurezza, conforto e protezione ma niente di tutto ciò è necessario, in realtà, perché sebbene possa far freddo anche qui non si gela”. È bello notare il passaggio sottile dalla mera descrizione naturalistica al suo valore metaforico: quel “qui non si gela” è la chiave di uno slittamento di senso che dal dato ambientale arriva a quello antropico. E infatti continua “Sebbene il sole a volte possa essere troppo ardente e un terremoto possa far crollare la tua casa, se non hai muri che ti proteggono, non hai nemmeno ostacoli che ti rinchiudono e ti separano dalla natura, dalla vita”.