Un inno, con il suo codice musicale trasversale ed empatico, rende comprensibile a chi ascolta il messaggio di identità e condivisione di valori, proprio di ciascuna Nazione. Nel XVIII secolo gli Stati Nazionali affidarono alla musica l’immagine raffinata e universalmente comprensibile, di valori comuni e condivisi. Ferdinando IV, nel 1787, commissionò a Giovanni Paisiello quello che fu, dal 1816, l’inno nazionale del Regno delle Due Sicilie. L’“Inno del Re”, la cui partitura originale è nel Conservatorio di San Pietro a Majella, ha un testo mutante, poiché il nome riportato nel testo cambiava quando veniva incoronato un nuovo sovrano. È un inno dalle sonorità solenni, maestoso, di grande respiro musicale col suo fraseggio e le sue coloriture. Esempio elegante del genio di uno dei compositori più fecondi e rinomati del secolo, innovatore e massimo esponente della Scuola Musicale Napoletana. Non una marcia militare, non una composizione di scuola. Il suo incedere musicale, sottolineato da suoni vigorosi, vibranti, flautati, è un prezioso tributo sonoro alla regalità della dinastia Borbone. Dopo la conquista piemontese l’Inno di Paisiello fu dimenticato. Le rare e spurie trascrizioni che si trovavano erano spesso incapaci di riprodurre efficacemente le geniali caratteristiche musicali dell’Autore.  Eseguire una composizione senza una partitura musicalmente valida, significa snaturare e svilire l’opera del musicista, annichilendo il messaggio culturale della composizione. Questa è la ragione per cui le sei nuove trascrizioni a cura del maestro Edoardo Pirozzi, sono una meritevole operazione culturale. Pirozzi è riuscito a riportare sul pentagramma lo spirito di Paisiello, la sua tecnica pura e il suo estro geniale, trascrivendo la melodia in partiture chiare, scientifiche, rigorose, adatte all’esecuzione di complessi cameristici o di formazioni più ampie. Forte di studi compiuti in prestigiosi conservatori italiani e tedeschi e della sua esperienza di compositore e arrangiatore a Monaco di Baviera, partendo dalle rare fonti attendibili, pur senza tradire lo stile di Paisiello, l’autore ha cercato e trovato la tonalità, l’armonia e il contrappunto adatti ad esaltare in modo diverso ogni strumento ed ogni gruppo strumentale. Con il duplice scopo di un lavoro che aspira da un lato alla maggiore perfezione e maestria possibili (polifonia delle voci, armonia e contrappunto ricercati), ed al contempo alla semplicità necessaria a rendere l’Inno di facile lettura ed esecuzione (arcate, respiri e altre facilitazioni), Pirozzi ha trascritto l’Inno così da poterne ottenere esecuzioni fedeli e tecnicamente ineccepibili.

• Inno del Re, sei trascrizioni per archi, violoncelli, ottoni, flauti e sax a cura di Edoardo Pirozzi, Editoriale il Giglio, Napoli 2020