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L’INTERVISTA

Ciro Esposito: «La mia vita immersa nello spettacolo»

NAPOLI. Nel 1992 debutta sul grande schermo con il film “Io speriamo che me la cavo”, regia di Lina Wertmüller, in cui interpreta il ruolo indimenticabile di Raffaele Aiello, il famoso bulletto che vive la propria infanzia in un ambiente familiare disagevole. Nessuno può dimenticare lo sguardo di quel bambino, che è riuscito ad esprimere in tenera età l’essenza vera della pellicola. Il ruolo impegnativo da attore, ha consacrato Ciro Esposito (nella foto di Francesco Fiengo) nell’immaginario collettivo, riconoscendo in lui il vero talento grazie alle sue performance mature, profonde e di rilievo confermate nel tempo. Più di trent’anni di carriera, una vita privata intensa, una famiglia stabile ricca di affetto e interprete di tantissime pellicole di spessore. Il tutto, vissuto con carica, teatralità e forte passione. Entra a far parte nel cast della quarta stagione di “Gomorra-la serie” che ha raccolto consensi in tutto il mondo e lo rivedremo presto nella preannunciata finale. Pur lavorando in tv e al cinema, non ha mai abbandonato il palcoscenico teatrale. Sono molti i progetti ai quali ha preso parte nel corso degli anni e ancora oggi in piena pandemia, continua ad elaborare un piano di lavoro con alcuni compagni attori. Un futuro ricco di opportunità professionali sembra ormai avviato per Ciro. Dopo queste intense interpretazioni non vediamo l’ora di rivederlo al lavoro.

“Io speriamo che me la cavo”, di Lina Wertmüller ha segnato un epoca significativa del cinema italiano, eri il bulletto Raffaele Aiello. Oggi abbiamo voglia di ricordare i tuoi primi passi nello spettacolo...

«Parlare di questo film mi fa sorridere. È stato un onore per me lavorare accanto una regista così importante. All’epoca ero un bambino, non conoscevo lo spessore dei veri talenti artistici. Adesso dopo più di trent’anni anni mi rendo conto dell’importanza e della fortuna che ho avuto. Da quel film mi si è aperto un mondo meraviglioso davanti che ancora oggi coltivo con passione e amo profondamente. È stata un’esperienza indimenticabile che porterò sempre con me. Quando hai di fronte una regista come la Wertmüller e un simbolo del cinema come Paolo Villaggio che hanno fatto la storia del cinema, ti vengono i brividi...».

La tua carriera cinematografica oggi è ben definita, sei un attore di talento, hai appena terminato le riprese di Gomorra 5, ti senti orgoglioso di aver fatto parte di un cast che ha generato un successo incommensurabile?

«Sono orgoglioso di aver fatto parte della grande famiglia di Gomorra.Dalla quarta stagione ho avuto modo di capire realmente il grande lavoro che c’è dietro questa serie. È incredibile l’effetto avvincente e di successo che ha avuto questa serie tv. È un universo narrativo pieno di sorprese. Ora non posso sbilanciarmi troppo, ma la quinta stagione sarà come al solito entusiasmante».

Qual è stata l’esperienza professionale più importante del tuo cammino artistico?

«Sono tutte tappe fondamentali quelle che ho vissuto nel corso della mia carriera. “Il grande Torino” con la regia di Claudio Bonivento, mi ha dato la possibilità di essere a fianco di grandissimi attori e “Le ali” Il film diretto da Andrea Porporati, ispirato alla vera storia del paracadutista Gianfranco Paglia è un altro grande lavoro al quale sono legato, anche perché ho coltivato un rapporto di amicizia con il personaggio che ho interpretato, Gianfranco. Ora abbiamo un rapporto speciale, di stima reciproca».

La pandemia ha messo a dura prova il mondo dello spettacolo. Come hai reagito?

«Durante la pandemia è nata “Atomi bros” una mini serie realizzata con un gruppo di amici  per cercare di regalare un po’ di allegria in un momento critico. Oggi siamo in cantiere con un nuovo progetto teatrale dal  titolo “Tutti giù per terra”, speriamo di portarlo presto sul palco, perché noi senza questo mestiere non sappiamo stare. Credo che dietro una grossa distruzione ci sia  una rinascita.Sono ottimista e mi auguro ci sia il tanto atteso risveglio del cinema e di tutte le arti ad oggi limitate».

A volte sognare è una necessità. Cosa sogni per il tuo futuro?

«Al momento sogno di tornare a svolgere il mio lavoro con la tranquillità e libertà di cui tutti abbiamo bisogno in un momento così complicato. E poi, sogno un film che mi porti in una nuova dimensione e che possa trascinare tutte le idee che ho nel cassetto e vorrei tanto realizzare....»

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