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04 Luglio 2021 - 16:13
La cercava Edoardo Bennato in una vecchia canzone, molti la inseguono senza trovarla per tutta la vita. Invece basterebbe uno sguardo fra le perle del Mediterraneo, per vederla apparire: si chiama Culuccia, 300 ettari di verde e di magìa sulla costa della Sardegna nord orientale, pochi chilometri a sud di Santa Teresa. Come dire: un po' Giannutri un po' magari Panarea. Qui tutto è silenzio e verde. Il vero compagno è il vento. Gallura autentica, che profuma di erica e di ginepro, e regala emozioni inattese a chi la sa amare.
Culuccia, oggi, da isola dimenticata sta vivendo un inatteso rinascimento grazie alla famiglia Boglione, dinastia piemontese proprietaria di noti marchi di abbigliamento sportivo (Robe di Kappa, Superga solo per dire). Capitati per caso in questo paradiso mediterraneo, Stella e Marco Boglione han deciso di trasformarla in una vera oasi naturalistica e zona di protezione speciale. In realtà, a separare Culuccia dalla terraferma è solo uno stretto braccio di mare, ma è servito negli anni a tenerla lontana da facili speculazioni.
Per chi è appassionato di ricostruzioni storiche, la storia della piccola isola si mescola a quella di quest'angolo oggi famoso e celebrato dal turismo mondano. Uno scoglio in faccia alla vicinissima Costa Smeralda; ma un tempo landa selvaggia e inospitale della Gallura.
Terra di contrabbandieri nel Settecento e Ottocento, fuorilegge e banditi corsi rifugiatisi nel nord Sardegna alla ricerca di acque più tranquille, e soprattutto di oasi nascoste, lontane dalla legge. Sta di fatto che, dimenticata fra spiagge e promontori verdissimi, poco più tardi Culuccia assaporò un lungo momento di fortuna grazie alle cure di un personaggio bizzarro, ma dotato della classica testardaggine sarda.
Si chiama Angelo Sanna, “zio Agneleddu” nel dialetto locale. È un ex impiegato postale di Santa Teresa che cerca soprattutto pace e solitudine. Arrivato alla pensione, acquista l'intera isola e sceglie di vivere in un piccolo “stazzu” (costruzione in granito”) che ha resistito anche oggi all'offesa degli anni. Niente luce elettrica e niente serbatoi: novello Robinson Crusoe, Sanna vive dell'allevamento di mucche, capre e pecore, e nel frattempo, quasi per scherzo, inizia a piantare le prime viti.
Quando arriva la grande ondata turistica, negli anni Sessanta, Agneleddu resiste anche alle offerte di diversi imprenditori, che vorrebbero trasformare l'isoletta in sede di alberghi di lusso. Invece no, miracolosamente tutto resta come prima. Dev'essere proprio per questo che Stella e Marco Boglione se ne sono subito innamorati, e hanno deciso di far rivivere l'isola come rifugio di animali protetti, tenuta agricola e soprattutto oasi di turismo sostenibile.
Oggi, a Culuccia son presenti due grandi estensioni di vigne, dove crescono i più classici vitigni sardi, Vermentino e Pascale. Ma, subito accanto, ecco un orto botanico e una piccola tenuta officinale che valorizza le essenze locali. Gli olivastri, insieme ai ginepri, sono le piante più diffuse: da queste si producono un olio raffinatissimo e persino un inedito “gin sardo”, accanto al più classico mirto. In questi ultimi mesi, son stati persino riadattati e resi funzionanti 15 chilometri di vecchi sentieri, che permettono di visitare l'isola a piedi o a cavallo. Una vera “green experience” insomma, che tocca le corde dei viaggiatori più sensibili. Esistono tre piccoli moli per sbarcare a Culuccia, è possibile praticare nelle sue acque sport come surf e kayak, ovviamente vela.
Per gli appassionati di fauna, semplicemente, accanto a capre e pecore presenti ormai da secoli si possono ammirare le specie che tradizionalmente popolavano queste terre: dalla volpe al cinghiale, dai mufloni alla lince, alla berta maggiore o ai fenicotteri che scelgono questo sito come riparo nelle lunghe traversate verso l'Africa. Dopo un tuffo nei profumi e nella autenticità di questa terra, è facile che a qualcuno venga l'idea di soggiornare: trenta i posti disponibili, in un'atmosfera spartana ed essenziale che ricorda forse il vicino Centro Velico di Caprera. Insomma, ecco Culuccia . Per farsi cullare dalla musica del vento, tutto l'anno.
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