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Il 2025, l'anno dei cyber hack: cosa è successo davvero e cosa ci aspetta ora

Nel 2025 gli attacchi informatici hanno raggiunto livelli senza precedenti tra AI, deepfake e data breach: ecco cosa è cambiato e come difendersi

Con la digitalizzazione ormai diffusa in ogni ambito, persone e aziende dipendono sempre di più da servizi online, ambienti cloud, strumenti collaborativi e pagamenti digitali. Questa evoluzione ha, però, un'importante conseguenza negativa:  l'aumento senza precedenti degli attacchi informatici a livello globale, con danni economici che hanno già superato i 10 trilioni di dollari.

Anche in Italia i segnali sono stati evidenti. I dati diffusi dall'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale mostrano che, solo nel primo semestre del 2025, gli incidenti cyber sono cresciuti di oltre il 50% rispetto all'anno precedente. Un'impennata improvvisa, favorita da tecnologie sempre più sofisticate e da una superficie di attacco ormai molto più ampia rispetto al passato.

Perché gli attacchi sono aumentati così tanto nel 2025?

Il vero punto di svolta è stato l'ingresso massiccio dell'intelligenza artificiale nelle mani dei cybercriminali. L'AI ha cambiato il modo di attaccare perché ha reso le truffe più veloci da costruire, molto più credibili e, soprattutto, difficili da individuare al primo colpo.

Le classiche campagne di phishing non sono più semplici email piene di errori o messaggi generici inviati a migliaia di persone in contemporanea. Oggi diventano delle comunicazioni costruite su misura per il destinatario, scritte in un italiano impeccabile e basate su informazioni raccolte da social network, siti aziendali e fonti pubbliche. Chi le riceve ha l'impressione di parlare davvero con un collega, un fornitore o con la propria banca, e proprio questa apparente normalità ha fatto aumentare in modo significativo il numero di truffe andate a segno.

A questo scenario si è aggiunto il boom dei deepfake e del vishing. Video e chiamate vocali generate artificialmente hanno permesso ai truffatori di imitare dirigenti e responsabili aziendali in modo sempre più realistico, spingendo dipendenti e collaboratori ad autorizzare pagamenti o a condividere credenziali sensibili senza sospettare nulla.

Data breach e infrastrutture sotto pressione

Il 2025 è stato anche l'anno dei grandi data breach. I settori più colpiti sono stati la pubblica amministrazione, le telecomunicazioni, la sanità e l'energia, ambiti in cui anche una breve interruzione dei servizi ha conseguenze immediate sulla vita delle persone.

A pagare il prezzo più alto sono state soprattutto le piccole e medie imprese. Molte PMI, infatti, non hanno team dedicati alla sicurezza informatica e continuano a lavorare su infrastrutture obsolete.

In questi contesti, un singolo attacco è spesso sufficiente per bloccare completamente l'operatività, causare la perdita di dati fondamentali, danneggiare la reputazione e generare dei costi difficili da assorbire.

Come sono stati colpiti cittadini e lavoratori?

L'aumento degli attacchi informatici non ha riguardato solo le aziende. Anche i singoli utenti sono diventati dei bersagli sempre più comuni. Smart working, reti Wi-Fi pubbliche, app bancarie e servizi di streaming hanno ampliato i punti di accesso sfruttabili dagli attaccanti, spesso senza che le persone ne siano consapevoli.

Collegarsi a reti non protette, come quelle di hotel, aeroporti o spazi di coworking, ha esposto milioni di utenti a intercettazioni di dati, furti di password e accessi non autorizzati. In questo contesto, affidarsi a strumenti di protezione di base è diventato ormai essenziale.

L'utilizzo di una VPN permette di creare una connessione crittografata tra il dispositivo e internet, riducendo in modo significativo il rischio di intercettazione dei dati e rendendo molto più difficile il monitoraggio dell'attività online. Per chi lavora da remoto, viaggia spesso o gestisce informazioni sensibili, una VPN rappresenta oggi una difesa concreta contro molte delle minacce Web più comuni.

Le lezioni del 2025 e cosa aspettarsi ora

Il messaggio lasciato dal 2025 è piuttosto chiaro. La cybersecurity non dipende solo dalla tecnologia, ma soprattutto dalle persone. Molti attacchi continuano a funzionare perché sfruttano dei comportamenti poco attenti, delle abitudini sbagliate o una scarsa conoscenza dei rischi digitali.

Investire nella consapevolezza degli utenti, insieme a strumenti come MFA, backup, crittografia e VPN, aiuta a ridurre in modo concreto l'esposizione alle minacce. Allo stesso tempo, aziende e organizzazioni devono integrare la sicurezza fin dall'inizio all'interno delle loro infrastrutture, progettando servizi che tengano conto dei rischi e adottando modelli come lo Zero Trust, con un monitoraggio costante delle vulnerabilità.

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