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teatro area nord
17 Febbraio 2026 - 15:24
ll teatro è una dimensione del presente. “Le volpi” scritto da Lucia Franchi e Luca Ricci che ne ha curato anche la regia, è stato finalista del premio UBU 2024. Per due serate è stato rappresentato al Teatro Area Nord per inaugurare, con successo ed eleganza, "Confini Aperti – Arena Circus 2026". Tre interpreti di spessore, intenti a muovere compromessi sociali addolciti dal canto di una cicala e da un vassoio di biscotti vegani. L’energia di Manuela Mandracchia ci ha calamitato a scena aperta molto prima di accomodarci. Il TAN è così, il palco risucchia il pubblico verso mondi utopici, distopici o fantastici. Nella fattispecie il Sindaco di questa piccola cittadina di cui sappiamo solo avere un fiume e un reparto maternità che rischia di chiudere, è Giorgio Colangeli. La scena si apre sigillando la relazione madre (la Mandracchia) e figlia (Federica Ombrato), puntellata dal confronto generazionale e da qualche conflitto irrisolto. Ma l’azione, che ruota intorno ad un tavolino da caffè all’ombra di alte tende bianche e persiane di simil- bambù, è uno spaccato sociologico finemente restituito al pubblico. Gli “a parte” al microfono diretti allo spettatore, con le musiche di Michele Boreggie e Lorenzo Danesin, hanno fatto da delizioso spessore drammaturgico e interpretativo. Investiti dal disegno luci di Stefan Schweitzer, la co-presenza degli individui posti l’uno di fronte agli altri, la loro capacità di negoziare, il linguaggio specifico delle interazioni simboliche e l’importanza dello status sociale, rappresentano “l’omeostasi”, "l’autoequilibramento", dello struttural-funzionalismo sociologico. La forza attoriale si è sviluppata, senza avvilupparsi, tra concetti di adattamento all'ambiente, latenza dei valori, integrazione dei micro e dei macro contesti che ogni “animale sociale” non può non riconoscere. Una dinamica, che non ha stancato, ma ha svelato possibilità scomode dell’attualissima tematica dei protocolli tra i Ministeri di Cultura e Salute. Una partita a scacchi a tre, contemporanea e universale: scambi, favoritismi, vecchi e nuovi equilibri da trovare sia per chi si occupa di arte, che di salute pubblica. Non a caso questi individui non hanno un nome proprio, così come la cittadina che non ha coordinate geografiche. Come disse Fabrizio Cruciani nella conferenza del ’92: “Il presente è il tempo felice per il teatro. Ogni uomo di teatro di qualsivoglia origine e cultura appartiene al nostro presente”.
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