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14 Marzo 2026 - 09:31
La forza narrativa degli anni Settanta, con le sue tensioni culturali, politiche e sociali, torna a vivere tra le pagine del romanzo “Il mistero del sigillo reale” (Castelvecchi) dello scrittore campano Franco Maldonato. Il libro è stato presentato nella prestigiosa cornice del Circolo Nautico Posillipo, dove un pubblico numeroso e qualificato ha partecipato a un incontro che ha intrecciato letteratura, storia e riflessione sull’eredità del Novecento.
Scrittore e avvocato originario del Cilento, Maldonato è noto per il suo forte legame con la memoria storica e con le vicende che hanno segnato l’Italia contemporanea. Con questo romanzo propone un viaggio narrativo capace di unire mistero, cultura e analisi storica, offrendo al lettore uno sguardo profondo sulle tensioni che hanno attraversato l’Occidente negli anni più complessi del secolo scorso.
L’evento si è svolto in un clima di grande partecipazione culturale. A fare da cornice all’incontro è stata la splendida sede del Circolo Nautico Posillipo, che per l’occasione ha ospitato numerose personalità del mondo accademico, professionale e sportivo. Tra i presenti Alessandra Bulgarelli, docente di Storia economica all’Università Federico II, Carlo Fiorentino, stimato commercialista campano, Maria Rosaria Caropreso, direttore dell’Istituto Maugeri, e Massimo Zollo, professore di Genetica presso l’Università Federico II.
Presenti anche importanti figure del mondo della magistratura come Donatella Bove, GIP-GUP presso il Tribunale di Napoli, e Raffaella Caramiello, magistrato di sorveglianza presso il Distretto della Corte d’Appello di Napoli. Non è mancata la partecipazione di rappresentanti dello sport, tra cui l’ex allenatore e calciatore Enzo Montefusco, il canottiere Mauro Mulazzani, campione del mondo Under 23 nel 2022, e l’ex pallanuotista Stefano Postiglione.
Il presidente del Circolo Nautico Posillipo Aldo Campagnola, collegato in streaming per impegni istituzionali improrogabili, ha voluto comunque far giungere il suo saluto e il suo apprezzamento per l’iniziativa. “Mi dispiace non essere presente – ha dichiarato – ma desidero fare i miei complimenti all’autore per questa magnifica opera letteraria che ci permette di riflettere sull’eredità del Novecento e sulle tensioni culturali dell’Occidente contemporaneo”.
Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente amministrativo e responsabile degli eventi del Circolo Nautico Posillipo Filippo Smaldone, che ha introdotto l’incontro sottolineando il valore culturale del romanzo. “Questo libro – ha affermato – riporta alla luce l’atmosfera intensa degli anni Settanta, un periodo complesso della nostra storia. Maldonato riesce a trasformare quella stagione in una narrazione avvincente, ricca di interrogativi e suggestioni”.
Durante la presentazione si è sviluppato un dialogo intenso con lo scrittore, grazie anche all’intervento di Nicola Capuano, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Buon Consiglio – Fatebenefratelli di Napoli. Capuano ha ricordato il rapporto di amicizia che lo lega all’autore, evidenziando le qualità letterarie di Maldonato e la sua capacità di raccontare la storia con profondità e sensibilità.
“Franco Maldonato – ha spiegato – è uno scrittore appassionato di letteratura e di storia. Nel suo romanzo emerge con forza la volontà di far riflettere il lettore sull’eredità del Novecento e sulle tensioni culturali che ancora oggi attraversano la nostra società. È un’opera che merita attenzione perché unisce narrativa e riflessione storica”.
A dialogare con l’autore è stato anche Vincenzo Di Vincenzo, direttore de Il Mattino, che ha guidato la conversazione con il pubblico affrontando i temi principali del libro. Il confronto ha permesso di approfondire i vari livelli narrativi dell’opera e di mettere in luce la ricostruzione storica accurata che caratterizza il romanzo.
Nel corso dell’incontro il pubblico ha avuto l’opportunità di rivolgere numerose domande allo scrittore, dando vita a un confronto vivace e partecipato. Maldonato ha risposto con disponibilità, svelando alcuni retroscena della genesi del romanzo e chiarendo alcuni degli enigmi che animano la trama, senza tuttavia togliere il fascino del mistero che accompagna la narrazione.
Il romanzo, infatti, si muove tra passato e presente, intrecciando vicende personali e grandi eventi storici. Gli anni Settanta diventano così lo scenario di un racconto che riflette sulle trasformazioni della società occidentale e sul peso delle eredità culturali del Novecento.
La serata si è conclusa con applausi e apprezzamenti da parte del pubblico, confermando l’interesse che l’opera di Franco Maldonato ha saputo suscitare nel panorama culturale partenopeo. Un appuntamento che ha dimostrato ancora una volta come la letteratura possa essere uno strumento prezioso per rileggere il passato e comprendere meglio il presente.

Protagonista fisico di questo “noir storico” è Mino, un giovane degli Anni ’70, che si muove nella temperie di quella lunga e intricata stagione, in cui la storia d’amore con Nietta incrocia i grandi e a vlkte luttuosi eventi della storia nazionale.
Non a caso gli anni ’70 possono essere considerati il decennio tra i più cruciali e decisivi per l’Italia, per il turbinio di riforme che hanno rivoluzionato e al tempo stesso modernizzato il nostro Paese (statuto dei lavoratori, diritto di famiglia, istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, divorzio, interruzione gravidanza, voto ai diciottenni, etc).
Storia, identità territoriale, urbanistica e ambiente concorrono a creare lo sfondo variegato e avvincente di un romanzo in cui trovano posto le vite di due ragazzi al centro di un conflitto destinato a deflagrare: amore di coppia e amore per gli altri, inteso come cura, solidarietà e fratellanza, quale forma altissima e sublime di politica, capace a sua volta di creare coesione sociale e agire come motore di cambiamento.
Una dialettica che da sempre irretisce l’animo degli esseri umani, spesso con conseguenze dolorose proprio come accade a Mino e Nietta, la cui vicenda amorosa si conclude in modo tragico, anche sotto gli effetti degli anni di piombo che irrompono anche nella vita dei due.
Se è vero, come scriveva Marguerite Yourcenar, che “bisogna scavare nel passato perché passato e futuro sono distanti tra di loro appena un milionesimo di attimo”, allora “la possibilità di antivedere jl futuro risiede nella scoperta del passato” spiega Franco Maldonato che prosegue: “Il mistero del sigillo reale è un libro che parla ai giovani e guarda dritto alla loro voglia di riscattarsi. Ai ragazzi va illustrato il debito che abbiamo verso coloro che hanno combattuto per la libertà, perché possano possano recuperare la fierezza e l’orgoglio di appartenere ad una grande tradizione culturale, che ci ha consentito con tenacia di liberarci dal servaggio dinastico e dalle ingerenze straniere, attraverso la grande stagione del costituzionalismo che ci ha donato infine una Carta che ha garantito 80 anni di pace e prosperità e che va gelosamente preservata.
Questa è l’unica modalità perché i nostri ragazzi possono resistere alla seduzione dell’erranza e praticare il coraggio della restanza”.
Questo particolarissimo romanzo di formazione, che porta con sé l’eredità del Novecento e le tensioni culturali dell’Occidente contemporaneo, è un’immersione tra dialoghi, avventure e personaggi che si muovono sul filo di storie, amori e passioni trasportando il lettore in un universo parallelo di incredibili vicende e personaggi carismatici.
Il testo, pur essendo un romanzo di formazione, supera il genere stesso, intrecciando passato e presente, dai protagonisti della Prima Guerra d’Indipendenza agli Anni Settanta del Novecento fino alle tensioni dei Millenials, propiziando una riflessione profonda sul senso di appartenenza, sulla memoria e sulla responsabilità sociale.
Dalle antiche terre del Cilento alle frizzanti atmosfere della città di Napoli, Franco Maldonato accompagna i lettori in un’esplorazione di diverse epoche, per un confronto intenso e coinvolgente con potere, ideali e responsabilità collettive.
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