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Tecnologia
20 Marzo 2026 - 10:45
Per anni il web ha funzionato in modo abbastanza semplice: si digitavano poche parole, si apriva una pagina di risultati e si sceglieva dove cliccare. Oggi quel meccanismo sta cambiando in fretta. Sempre più spesso, prima ancora del clic, arriva già una risposta costruita dall’intelligenza artificiale.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo l’osservatorio SEOZoom, in Italia le keyword che attivano risposte AI sono 10.875.193, cioè il 46,7% del totale, con oltre 247 mila siti coinvolti. È una soglia che racconta bene la fase che stiamo vivendo: la ricerca online non è più solo un sistema che ordina risultati, ma uno spazio che inizia a interpretare le domande e a restituire sintesi sempre più immediate.
Il comparto in cui questo passaggio si vede meglio è quello della Salute, che arriva al 44,7%. Non è un dettaglio secondario, anzi. È il segnale più chiaro del fatto che l’intelligenza artificiale sta prendendo piede soprattutto nei contesti in cui le persone cercano orientamento, rassicurazione, una prima spiegazione capace di dare un senso a ciò che stanno leggendo.
Questo apre un doppio scenario. Da una parte c’è il vantaggio di avere informazioni più ordinate, più veloci da consultare, più immediate da confrontare. Dall’altra c’è un tema molto serio: quando il motore di ricerca smette di fare solo da “indice” e comincia a presidiare anche il terreno della risposta, la questione dell’affidabilità diventa centrale. In ambiti delicati come la salute, il rischio è evidente: chi non riesce a trasmettere autorevolezza e chiarezza ai sistemi AI può perdere spazio proprio nel momento in cui gli utenti cercano più fiducia.
Dopo la salute, i dati SEOZoom mostrano una forte presenza delle AI Overview anche in Lavoro e istruzione e in Finanza, entrambe al 23,4%, seguite da Famiglia e comunità al 22,8% e Legge e governo al 20,9%. In tutti questi casi la logica è la stessa: l’AI avanza dove gli utenti non stanno cercando un semplice contenuto, ma un aiuto per orientarsi, confrontare possibilità e prendere decisioni.
Il dato italiano si inserisce dentro una trasformazione più ampia. Secondo McKinsey, oggi in Europa il 38% dei consumatori usa già strumenti di intelligenza artificiale per cercare prodotti e servizi o capire cosa acquistare. Non solo: l’AI viene usata soprattutto nella fase che precede la decisione finale, quella in cui si mettono a confronto alternative, si leggono sintesi, si scremano opzioni. In sostanza, l’intelligenza artificiale pesa sempre di più nel momento in cui si forma la scelta.
È in questo contesto che si colloca il lavoro di SEO Cube Agency, realtà napoletana specializzata in GEO, SEO e Digital PR, una delle realtà campane che stanno lavorando più da vicino alla Generative Engine Optimization, cioè l’ottimizzazione pensata per i modelli generativi e per i nuovi ambienti di risposta basati sull’intelligenza artificiale.
“Le persone si stanno abituando a cercare in modo diverso: non più soltanto parole chiave, ma domande complete, richieste precise, risposte immediate”, spiega Carmine Di Donato, COO di SEO Cube Agency. “E questo obbliga le aziende a ripensare la propria presenza digitale in modo molto più profondo”.
Il punto, spiegano dall’agenzia, è che oggi la sfida non consiste più semplicemente nell’essere presenti online. La vera domanda è un’altra: quanto pesa un brand agli occhi dell’intelligenza artificiale?
Perché i nuovi sistemi non si limitano a trovare contenuti. Li selezionano, li mettono in ordine, li sintetizzano, li confrontano. E quindi possono anche escluderli. È qui che entra in gioco il rischio più concreto di questa fase: diventare irrilevanti per le AI.
“Non basta più comparire in una SERP”, sottolinea ancora Carmine Di Donato. “Bisogna essere riconosciuti come fonti affidabili, coerenti e utili anche dai modelli generativi che organizzano le informazioni prima ancora che l’utente arrivi sul sito”.
Secondo SEO Cube Agency, i brand devono iniziare a ragionare su un punto decisivo: non soltanto come parlare ai clienti, ma come restare convincenti quando nel processo di scelta si inserisce un nuovo intermediario, cioè l’intelligenza artificiale. È per questo che non siamo davanti a una tendenza da osservare con distacco, ma a una fase che chiede interventi rapidi e una strategia più rigorosa.
Struttura tecnica, qualità dei contenuti, segnali esterni di autorevolezza, coerenza semantica, chiarezza dell’offerta, capacità di essere interpretati correttamente dai sistemi: tutto pesa.
Dentro questo scenario, SEO Cube Agency lavora sulla transizione dalla SEO tradizionale alla GEO, la Generative Engine Optimization, cioè l’ottimizzazione pensata per i modelli generativi e per i nuovi ambienti di risposta basati sull’intelligenza artificiale. Non è un superamento della SEO, ma una sua estensione: accanto al posizionamento classico cresce il bisogno di diventare fonti riconoscibili anche per le macchine.
Per dare una forma operativa a questo cambiamento, l’agenzia ha messo a punto il metodo C.U.B.E., framework proprietario che accompagna le aziende nella lettura del contesto, nella definizione dell’urgenza come priorità d’azione, nel rafforzamento del brand e nell’adattamento continuo all’evoluzione degli strumenti digitali.“Il punto non è inseguire l’ennesima novità tecnologica”, osserva il team. “Il punto è capire che stanno cambiando le abitudini delle persone e che, di conseguenza, devono cambiare anche i modi in cui un brand si presenta, si racconta e costruisce autorevolezza”.
Il caso NoiDìNotte, riportato nel comunicato nazionale dell’agenzia, mostra come questa lettura possa avere ricadute concrete: il traffico organico è cresciuto dell’84,31%, mentre il fatturato attribuito alla SEO è aumentato del 63,98% nel confronto tra marzo 2024 e gennaio 2026 e il biennio precedente. Un risultato che dimostra come interpretare correttamente il nuovo scenario della ricerca online possa tradursi in effetti reali.
A rendere questa analisi ancora più solida c’è la partnership con SEOZoom, che ha permesso a SEO Cube Agency di lavorare su dati messi a disposizione in via esclusiva. È un aspetto che aggiunge valore anche sul piano territoriale, perché mette insieme due realtà napoletane cresciute nello stesso ecosistema dell’innovazione digitale.
Il tema, in fondo, va oltre il marketing. Perché cambia il modo in cui le persone si informano, si orientano, scelgono e si fidano di ciò che leggono online. E il fatto che questo cambiamento venga osservato e interpretato da Napoli rafforza anche il ruolo che il territorio può giocare nei dibattiti più avanzati sulla comunicazione digitale.
“Da Napoli si possono leggere fenomeni che hanno effetti ben oltre il territorio”, conclude il team. “La collaborazione con SEOZoom dimostra che, quando competenze e dati si incontrano nello stesso ecosistema, si può contribuire in modo concreto a capire dove sta andando il digitale in Italia”.
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