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03 Febbraio 2026 - 13:00
Il presidente Pezeshkian
L'Iran sarebbe disposto a quella che viene considerata una concessione importante: fermare o a sospendere il suo controverso programma nucleare. E' quanto affermano due funzionari iraniani citati dal New York Times che sottolinea come la Repubblica Islamica preferirebbe comunque la proposta avanzata dagli Stati Uniti lo scorso anno, prima dell'escalation, riguardo alla creazione di un consorzio regionale per la produzione di energia nucleare.
Venerdì potrebbero tenersi a Istanbul, in Turchia, colloqui tra Stati Uniti e Iran. Secondo le fonti del giornale, quando il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale dell'Iran, Ali Larijani, ha incontrato nei giorni scorsi il leader russo Vladimir Putin c'era un messaggio da parte della Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, secondo cui la Repubblica Islamica potrebbe accettare il trasferimento in Russia dell'uranio arricchito. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha parlato di quella che per Mosca è "una questione da tempo in agenda" e ha sottolineato che la Russia "prosegue lavoro e contatti con tutte le parti interessate". Sempre secondo quanto scrive il New York Times, che cita due fonti iraniane e un funzionario americano, il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, e l'inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, comunicherebbero via sms.
I colloqui attesi per venerdì - stando alle anticipazioni confermate da un funzionario arabo, uno della regione, uno iraniano e un ex diplomatico iraniano - puntano a far sedere intorno allo stesso tavolo Witkoff, il genero di Trump, Jared Kushner, e Araghchi, ma è attesa anche la presenza di rappresentanti di Turchia, Qatar ed Egitto. Potrebbero esserci, rimarca uno dei funzionari della regione citato dal Nyt, anche Emirati Arabi Uniti, Oman e Pakistan.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato di aver dato mandato al ministro degli Esteri Araghchi di avviare negoziati diretti con gli Stati Uniti. In un post su X ha scritto: "Ho dato istruzioni al mio ministro degli Esteri affinché, purché sussistano condizioni adeguate - prive di minacce e aspettative irragionevoli - si proceda a negoziati equi e imparziali nel quadro dei nostri interessi nazionali".
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