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l'opinione
10 Febbraio 2026 - 11:39
Il 22 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno formalmente concluso il loro ritiro dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ponendo fine a quasi ottant’anni di cooperazione sanitaria multilaterale. La decisione è stata giustificata principalmente dal fallimento dell’Oms nella gestione della pandemia di Covid-19. Il presente articolo analizza criticamente tali accuse alla luce delle evidenze scientifiche disponibili e valuta le potenziali conseguenze del ritiro statunitense sulla sorveglianza epidemiologica, sulla preparazione pandemica e sulla governance della salute globale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità rappresenta il principale organismo di coordinamento sanitario internazionale. Il suo mandato include la sorveglianza delle malattie infettive, la definizione di linee guida basate su evidenze scientifiche, il supporto tecnico ai sistemi sanitari nazionali e il coordinamento delle risposte alle emergenze sanitarie globali.
Attraverso reti consolidate come il Global Influenza Surveillance and Response System, l’Oma coordina la raccolta, l’analisi e la condivisione di dati epidemiologici e genetici essenziali per l’identificazione precoce delle minacce infettive e per lo sviluppo di contromisure, inclusi vaccini e antivirali. Sebbene l’organizzazione non disponga di poteri sovranazionali, il suo ruolo di piattaforma multilaterale resta centrale per la cooperazione sanitaria globale.
La pandemia di Covid-19 ha rappresentato la sfida più rilevante per l’Oms dalla sua fondazione, mettendo in evidenza limiti strutturali e operativi dell’organizzazione.
Tra le principali critiche avanzate da governi ed esperti figurano: i presunti ritardi nella dichiarazione dell’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale; una comunicazione iniziale prudente sulla trasmissione interumana del virus nei primi mesi del 2020; la dipendenza dalle informazioni fornite dagli Stati membri, che ha limitato la possibilità di verifiche indipendenti rapide; una comunicazione pubblica talvolta percepita come ambigua o influenzata da considerazioni politiche.
Una parte significativa della comunità scientifica sottolinea tuttavia che molte di queste criticità derivano dal mandato limitato dell’Oms, la quale non può accedere autonomamente ai dati né condurre indagini sul campo senza il consenso degli Stati sovrani. In questo senso, la pandemia ha evidenziato non solo errori operativi, ma soprattutto debolezze strutturali della governance sanitaria
L’Amministrazione statunitense ha indicato la gestione della pandemia come dimostrazione dell’inefficienza dell’Oms e della necessità di riorientare la cooperazione sanitaria internazionale verso modelli prevalentemente bilaterali. Secondo le autorità Usa, l’organizzazione non avrebbe attuato riforme sufficienti per garantire maggiore trasparenza, rapidità decisionale e indipendenza politica.
L’uscita degli Stati Uniti dall’Oms potrebbe limitare l’accesso diretto alle principali reti globali di sorveglianza epidemiologica, riducendo la tempestività nella condivisione di dati su nuovi focolai e sequenze genomiche emergenti.
Tali informazioni risultano essenziali per l’identificazione precoce di nuove varianti patogene; lo sviluppo e l’aggiornamento dei vaccini; la previsione della diffusione transfrontaliera delle epidemie.
Nonostante la solidità delle infrastrutture scientifiche statunitensi, la frammentazione dei flussi informativi internazionali rischia di compromettere l’efficacia delle risposte precoci a future
Durante la pandemia di Covid-19, la cooperazione scientifica internazionale ha consentito uno sviluppo senza precedenti di vaccini e terapie in tempi estremamente ridotti. In tale contesto, l’Oms ha svolto un ruolo chiave nel coordinamento di studi clinici multicentrici e nella definizione di standard scientifici condivisi.
Il ritiro degli Stati Uniti potrebbe ridurre la loro influenza nei processi decisionali globali e rendere più complessa l’armonizzazione regolatoria, costringendo alla stipula di numerosi accordi bilaterali, meno efficienti in situazioni di emergenza
La pandemia di Covid-19 ha messo in luce limiti reali nella gestione dell’Oms, ma ha al contempo dimostrato l’indispensabilità di un coordinamento sanitario globale efficace. Il ritiro degli Stati Uniti dall’organizzazione rappresenta una risposta prevalentemente politica a criticità scientifiche e strutturali che richiederebbero, piuttosto, interventi riformatori condivisi.
Dal punto di vista della salute pubblica globale, l’assenza di uno dei principali attori scientifici mondiali dal principale organismo multilaterale di coordinamento sanitario rischia di indebolire la capacità collettiva di prevenire e rispondere a future pandemie.
La Fondazione Mediterraneo sottolinea come la riforma della governance sanitaria globale richieda un rafforzamento delle istituzioni multilaterali e della cooperazione internazionale, piuttosto che una loro frammentazione.
*ematologo
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