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la sentenza
18 Febbraio 2026 - 20:07
La giudice della sezione civile Maura Cannella, nella sentenza sulla causa promossa da Sea Watch, oltre alla condanna della Prefettura di Agrigento, del ministero dell'Interno, del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e del ministero dell'Economia e delle Finanze, al risarcimento di 76.181,62 euro nei confronti della Ong ha condannato i ministeri, in solido, al pagamento delle spese del giudizio in favore di Sea Watch, in persona del legale rappresentante pro tempore, liquidate in complessivi 14.103 euro oltre spese generali, Iva e Cpa.
"Ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il ministero degli Interni a risarcire con i soldi degli italiani un immigrato irregolare con 23 condanne alle spalle che lo Stato aveva avuto l'ardire di trasferire nel CPR in Albania per l'espulsione. Una notizia vergognosa, ma che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi". Inizia così il video in cui la premier Giorgia Meloni commenta la decisione del tribunale civile di Palermo che ha condannato lo Stato italiano a risarcire la ong Sea Watch con oltre 76mila euro per i danni patrimoniali subiti in seguito al fermo amministrativo della nave Sea Watch 3 avvenuto a Lampedusa, disposto dopo i fatti del giugno 2019.
"Vi ricordate, Carola Rackete, che nel 2019 speronò una motovedetta della Guardia di Finanza per portare con la nave che comandava degli immigrati irregolari in Italia? Non solo all'epoca la Rackete è stata assolta, perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell'immigrazione illegale di massa, ma oggi i giudici prendono un'altra decisione che lascia letteralmente senza parole", prosegue la presidente del Consiglio.
I giudici, precisa Meloni, "hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la ONG proprietaria della nave capitanata da Carola Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l'imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro. Decisione della magistratura commentata felicemente dall'ONG che dichiara testualmente: 'Il diritto, ancora una volta, dà ragione alla disobedienza civile'".
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