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Medio Oriente in fiamme
02 Marzo 2026 - 18:00
In Iran gli attacchi Usa sono solo all'inizio e la Casa Bianca non esclude neppure l'invio di truppe sul terreno. Parola del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che oggi, lunedì 2 marzo, ha avvertito Teheran: "Li stiamo per colpire molto duramente, l'operazione prosegue molto bene - ha detto ai microfoni della Cnn - La grande ondata di attacchi non c'è ancora stata, arriverà presto". Quanto ai civili, "vogliamo aiutare il popolo iraniano - ha affermato Trump - ma al momento vogliamo che tutti restino a casa. Non è sicuro là fuori".
Parlando poi con il New York Post, Trump ha dichiarato di non escludere l’invio di truppe in Iran qualora la situazione lo rendesse necessario, dopo i raid statunitensi contro la leadership militare e politica di Teheran. "Non ho esitazioni riguardo ai 'boots on the ground', come dice ogni presidente: 'non ci saranno truppe di terra'. Io non lo dico" - aggiungendo che la posizione americana resta che "probabilmente non ce ne sarà bisogno", e valuterebbe l'invio "solo se necessario".
Ma l'attacco all'Iran poteva essere evitato? Lo stesso Trump "ha detto che un anno fa avrebbe accettato le proposte iraniane ma ha aggiunto: 'siamo diventati viziati'. Il "successo" in Venezuela lo avrebbe reso "meno aperto ad accettare concessioni", ha riferito il giornalista di Abc News, Jonathan Karl, dopo aver parlato con il presidente.
Nel colloquio il numero uno della Casa Bianca ha parlato anche della futura leadership di Teheran. "Mi ha detto che è stato in contatto con un membro del regime iraniano, ma senza dire chi fosse tra i membri sopravvissuti". Trump "ha fatto intendere di aver individuato possibili candidati prima degli attacchi, persone interne al governo che potevano prendere il controllo così come ha fatto Delcy Rodriguez in Venezuela dopo la cattura di Nicolas Maduro - ha raccontato Karl - ma ha detto 'gli attacchi sono stati così efficaci da aver fatto fuori quasi tutti i candidati. Non sarà nessuno di quelli che pensavamo, perché sono tutti morti'. Primo, secondo e terzo posto sono morti'".
Tuttavia secondo quanto riferito oggi dal capo del Pentagono, Pete Hegseth, in conferenza stampa l'azione militare è stata decisa perché "Teheran non stava negoziando, stava prendendo tempo, guadagnando tempo per ricaricare le proprie scorte di missili e riprendere le proprie ambizioni nucleari". "Il loro obiettivo - ha affermato - era quello di tenerci in ostaggio, minacciando di attaccare le nostre forze. Il presidente Trump non sta a questi giochi". E ora, ha avvertito, "concluderemo tutto questo solo alle condizioni dell''America First' scelte dal presidente Trump, e non quelle di nessun altro, come è giusto che sia". Ad ogni modo, ha chiarito Hegset, "ai media e alla sinistra politica che grida alla 'guerra infinita': Stop. Questo non è l'Iraq, non è una guerra infinita. Io ero lì per entrambe, la nostra generazione ne sa di più".
Quindi ha esortato l'Iran a cogliere questa come un'occasione positiva. "Ci auguriamo che il popolo iraniano approfitti di questa incredibile opportunità". Gli Stati Uniti "hanno stabilito i termini di questa guerra, dall'inizio alla fine", ha aggiunto. Oltre all'auspicio per il popolo iraniano, Hegseth ha esortato anche le forze di sicurezza di Teheran a "scegliere saggiamente". L'appello rivolto dal capo del Pentagono è: "Lottiamo per vincere e non sprechiamo tempo, né vite".
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