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Paragon, spiati tre telefoni

Indagine congiunta delle procure di Roma e Napoli

Paragon, spiati tre telefoni

I risultati della consulenza tecnica sul caso Paragon, su una presunta attività di spionaggio, è stata depositata nei giorni scorsi ai pm. Gli accertamenti tecnici irripetibili sono stati effettuati dalla Polizia postale e da un collegio di docenti universitari sui dispositivi telefonici in uso a sette persone, parti lese nell'indagine: il fondatore di Dagospia Roberto D'Agostino e i giornalisti Eva Vlaardingerbroek, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino. L'accertamento ha riguardato anche i dispositivi degli attivisti di Mediterranea Saving humans Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari.

Obiettivo della consulenza è individuare una "impronta", un codice alfanumerico che identifichi lo spyware, dall'analisi dei dispositivi telefonici in uso alle sette persone che avrebbero subito attività di spionaggio. Nell'indagine congiunta delle procure di Roma e Napoli si procede, al momento contro ignoti, per una serie di reati tra cui l'accesso abusivo a sistema informatico e quanto previsto all'articolo 617 del codice penale su reati informatici: cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche e installazioni abusiva di apparecchiature atte ad intercettare. Nell'ambito dell'indagine sono stati ascoltati nella veste di testimoni i vertici di Aise e Aisi. I magistrati negli scorsi mesi hanno sentito il direttore dell'Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna (Aise), Giovanni Caravelli e il direttore dell'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna (Aisi) Bruno Valensise.

Dalla consulenza "è emerso che - tra tutti i telefoni cellulari acquisiti dai numerosi querelanti - tracce di attività riconducibili a un malware sono state riscontrate esclusivamente su tre dispositivi Android, riconducibili" agli attivisiti di Mediterranea Giuseppe Caccia, Luca Casarini e il giornalista Francesco Cancellato si legge nella nota congiunta delle Procura di Roma e Napoli. "In particolare, i consulenti tecnici hanno rilevato una serie di anomalie nei database WhatsApp di tutti e tre i dispositivi Android, consistenti in interazioni compatibili con quanto riportato nei report Meta con riferimento al funzionamento del software "Graphite" prodotto dalla società Paragon", si aggiunge.

In base a quanto emerge dalla consulenza sul caso Paragon "il periodo di presumibile compromissione dei dispositivi in uso a Casarini, Caccia e Cancellato risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024. I consulenti hanno inoltre evidenziato che 'l'esecuzione in serie di tre attacchi nella stessa notte suggerisce che essi possano essere stati parte di una medesima campagna di infezione".

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