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il conflitto in medio oriente

Iran, Trump: guerra verso la fine

Missile verso la Turchia, Teheran smentisce

Iran, Trump: guerra verso la fine

L'America "sta vincendo" e oggi sarà il "giorno di attacchi più intensi", ha dichiarato in merito alla crisi in Iran il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth in una conferenza stampa, tenuta insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto Dan Caine: "Non cederemo finché il nemico non sarà totalmente e interamente sconfitto", ha aggiunto il capo del Pentagono, che ha anche invitato la nuova guida suprema dell'Iran Motjaba Khamenei ad "ascoltare le parole" del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, quindi di "non dotarsi di armi nucleari".

Sullo sfondo di queste dichiarazioni l'inquilino della Casa Bianca, dopo giorni di informazioni contrastanti rilasciate in merito allo stato di avanzamento delle ostilità, in un'intervista a Fox News ha aperto alla possibilità di dialogo con Teheran a determinate condizioni. In queste ore, inoltre, la Nato sta supervisionando la preparazione di un sistema di difesa aerea Patriot da dispiegare nell'est della Turchia, utile a proteggere lo spazio aereo nazionale dai missili della Repubblica Islamica; una mossa che avviene in un contesto geopolitico che, sebbene le recenti parole del tycoon non smettano di diffondere ambiguità, sembra andare verso il tramonto della diplomazia tra Iran e Stati Uniti, come ampiamente suggerito dalle affermazioni di ieri del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

L'abbassamento dei margini di trattatica, da parte dell'Iran, nei confronti di Usa e Israele è testimoniato anche dalle recenti dichiarazioni di alcune autorità della Repubblica Islamica: "Non stiamo cercando un cessate il fuoco" e "crediamo di dover colpire l'aggressore affinché impari la lezione e non pensi mai più di aggredire l'Iran", ha dichiarato Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano; per il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell'Iran Ali Larijani "il popolo iraniano amante dell'Ashura non teme le vostre minacce vuote, perché coloro più grandi di voi non sono riusciti a cancellarle. Quindi fate attenzione a non essere voi a scomparire". Non accenna quindi a placarsi una guerra che, guardando ai toni utilizzati, assume sempre di più l'aspetto di un conflitto che vuole essere definitivo, alimentato da entrambe le parti da azioni e termini propri della dimensione religiosa, come dimostra anche la seduta di preghiera andata in scena alcuni giorni fa allo Studio Ovale per sostenere i militari americani.

Tra Iran e Israele non smettono di scorrere parole al veleno e, nella giornata di oggi, le autorità della Repubblica Islamica non hanno risparmiato neanche i vertici dell'Unione Europea, accusati di "ipocrisia" nel trattamento della crisi in Medio Oriente. Per il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha tenuto oggi un discorso alla Conferenza degli ambasciatori dell'Unione Europea, "la libertà e i diritti umani non si conquistano con le bombe"; inoltre, è doveroso "evitare un'ulteriore escalation" ha proseguito Costa, che ha voluto mandare un messaggio di sostegno, in nome dell'Ue, al popolo iraniano che "ha diritto a vivere in pace e a determinare il proprio futuro". Dichiarazioni condivise anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, contro cui però si è scagliato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei: "Avete costruito la vostra carriera stando dalla parte sbagliata della storia", ha affermato. Lo stesso portavoce ha denunciato in un secondo momento ripetuti danneggiamenti, per mano di Stati Uniti e Israele, a siti che sono "patrimonio comune dell'umanità", come il Palazzo Chehel Sotoun, bene riconosciuto dall'Unesco, che si trova a Isfahan.

Israele continua ad affondare duramente per accelerare il crollo del "regime terroristico" di Teheran, città che non smette di vedere arrivare bombardamenti da parte dell'esercito di Tel Aviv: l'Idf ha reso noto di aver avviato una "nuova ondata di attacchi" verso la capitale della Repubblica Islamica; nella notte, sempre secondo quanto affermato dalle forze di difesa israeliane, è stato colpito un complesso sotterraneo dove si conducevano ricerche e sviluppo di armi sotto la guida dei pasdaran. Secondo il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu quindi "non è ancora finita" l'offensiva contro l'Iran e, allo stesso tempo, l'esercito israeliano è estremamente attivo sul fronte libanese, dove prosegue l'opera di allontanamento a nord della popolazione civile del Paese a suon di bombe. Se in Iran sono quasi 200 le sole vittime infantili, come riportato dal portavoce del governo iraniano Fatemeh Mohajerani, le morti in Libano sono circa 400 e le ripetute incursioni di Israele stanno contribuendo ad aggravare una crisi che, secondo i numeri, è già acuta. L'Unhcr ha riportato che nelle ultime 24 ore sono più di 100mila le persone sfollate e "ad oggi più di 667mila persone in Libano si sono registrate sulla piattaforma online governativa per gli sfollati", numeri che sono destinati ad "aumentare".

La situazione non migliora neanche sul fronte che contrappone la Repubblica Islamica alla Turchia: il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato al suo omologo iraniano Araghchi che le violazioni dello spazio aereo turco sono inaccettabili e che la Turchia continuerà ad adottare tutte le misure necessarie per contrastarle, secondo quanto riportato dai media turchi. Fidan e Araghchi hanno avuto una conversazione telefonica, dopo che nella giornata di ieri si è verificata una nuova intercettazione di un missile balistico nello spazio aereo turco proveniente dall'Iran. La Turchia ha inoltre annunciato che è in fase di preparazione un sistema di difesa aerea Patriot da dispiegare nell'est del Paese, in accordo con l'Alleanza Atlantica, per proteggere lo spazio aereo nazionale. La risposta dell'Iran agli attacchi provenienti da Paesi vicini ha innescato una spirale di contrattacchi che sta vivendo una fase tutt'altro che distensiva, che non lascia intravedere, a livello internazionale, alcuna soluzione condivisa, come sostenuto anche dal cancelliere tedesco Friedrich Merz.

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