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il conflitto in medio oriente
23 Marzo 2026 - 08:37
E' un altro giorno di guerra oggi lunedì 23 marzo in Iran. Teheran, hanno avvertito i Pasdaran, reagirà a un attacco al suo settore elettrico prendendo di mira le centrali elettriche di Israele e quelle che riforniscono di elettricità le basi Usa nei Paesi della regione. I Pasdaran in precedenza avevano minacciato di colpire gli impianti di desalinizzazione nella regione, fondamentali per l'approvvigionamento di acqua potabile nei Paesi del Golfo.
"Il bugiardo presidente degli Stati Uniti ha affermato che le Guardie Rivoluzionarie intendono attaccare gli impianti di desalinizzazione dell'acqua e causare disagi alla popolazione dei Paesi della regione", si legge nella nota diffusa dai media statali. Il riferimento è all'avvertimento di Donald Trump che ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse "aperto completamente" lo Stretto di Hormuz a tutte le navi entro 48 ore. "Siamo determinati a rispondere a qualsiasi minaccia con la stessa intensità deterrente che essa genera. Se attaccate l'elettricità, noi attacchiamo l'elettricità", affermano le Guardie Rivoluzionarie.
Esplosioni sono state avvertite nelle zone centrali, orientali e occidentali della capitale iraniana Teheran e in tutto il Paese, dove sono state attivate le difese aeree. Ad Ahvaz, un ospedale è stato danneggiato dalle esplosioni come riporta al-Jazeera. Complessivamente, la Mezzaluna Rossa iraniana ha affermato che oltre 80mila siti civili sono stati colpiti, alcuni sono stati completamente distrutti.
Intanto il prezzo del petrolio Brent, il punto di riferimento in Europa, è aumentato di oltre il 2% e prima dell’apertura dei mercati azionari europei veniva scambiato sull’orlo dei 109 dollari, ben al di sopra del livello di 72 dollari che aveva prima dell’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Il barile di petrolio greggio West Texas Intermediate (Wti), il punto di riferimento negli Stati Uniti, è aumentato del 2,3% a 100,50 dollari al barile.
Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno avuto un colloquio telefonico nelle scorse ore durante il quale hanno discusso della crisi dello Stretto di Hormuz. I due leader "hanno convenuto che la riapertura dello Stretto di Hormuz è essenziale per garantire la stabilità del mercato energetico globale", ha dichiarato Downing Street in un comunicato, aggiungendo che "si risentiranno presto". La telefonata è giunta dopo che Trump aveva criticato aspramente il primo ministro britannico e altri alleati europei per la loro riluttanza ad assistere militarmente gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. La Gran Bretagna è uno dei 22 Paesi che hanno espresso la volontà di contribuire agli sforzi per garantire la navigazione sicura dello Stretto di Hormuz.
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