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Nuovo calo record delle nascite

Minimo storico con fecondità in discesa e saldo naturale negativo. Popolazione stabile solo grazie alle migrazioni

Nuovo calo record delle nascite

ROMA. Sempre meno nascite, famiglie più piccole e un Paese che invecchia rapidamente. È la fotografia scattata dall’Istat nel bilancio demografico del 2025, che registra un nuovo minimo storico per la natalità in Italia. I nuovi nati sono stati 355mila, con un calo del 3,9 per cento rispetto al 2024, mentre il numero medio di figli per donna scende ulteriormente a 1,14.Un dato che conferma una tendenza consolidata e che, come sottolinea l’Istituto, accomuna diversi Paesi europei. A fronte del calo delle nascite, i decessi restano sostanzialmente stabili, attestandosi a 652mila. Il risultato è un saldo naturale «ampiamente negativo», con circa 296mila persone in meno.

La popolazione residente al 1 gennaio 2026 si mantiene poco sotto i 59 milioni, ma la stabilità complessiva è garantita esclusivamente dalle migrazioni. Cresce infatti il numero di cittadini stranieri, che raggiunge quota 5 milioni e 560mila, mentre diminuiscono gli italiani. Il Nord registra un incremento demografico, a differenza del Sud dove il calo continua. Cambia anche la struttura delle famiglie. Tra le 26,6 milioni censite nel biennio 2024-2025, le più diffuse sono quelle unipersonali, che rappresentano il 37,1 per cento del totale, in netto aumento rispetto a venti anni fa. Le coppie con figli costituiscono il 28,4 per cento, mentre restano stabili quelle senza figli. In crescita anche i nuclei monogenitore, oggi uno su dieci.

Parallelamente si riduce la dimensione media familiare, passata da 2,6 componenti a 2,2. In calo anche i matrimoni, che nel 2025 sono stati circa 165mila, con una diminuzione più marcata per quelli celebrati con rito religioso, scesi dell’11,7 per cento.Sul fronte dell’età media, l’Italia si conferma tra i Paesi più longevi d’Europa: la speranza di vita è di 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne.

L’età media della popolazione sale a 47,1 anni e cresce il peso degli over 65, che rappresentano il 25,1 per cento del totale.Un quadro che, secondo il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, va oltre la dimensione demografica: «Ormai siamo oltre la crisi demografica. Quella che ci presenta oggi l’Istat è una crisi sociale, economica e culturale. È il rischio concreto di una generazione tendente allo zero».

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