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l'intervento
13 Aprile 2026 - 18:55
"C'è una domanda che brucia: perché il presidente più potente della terra ha sentito il bisogno di attaccare un uomo che non ha eserciti, non ha mercati, non ha bombe? Leone XIV ha chiesto la fine della guerra. Ha detto che troppe persone muoiono. Troppi innocenti. Ha detto: qualcuno deve alzarsi e dire che c'è un'altra strada. È questo il crimine? Il Vangelo dà fastidio. Da sempre. Perchè non sta al suo posto, mette al centro chi il potere sposta ai margini: il fragile, il ferito, il bambino sotto le macerie, il migrante che nessuno vuole. Chi ha costruito tutto sul potere, ogni volta che sente quella voce si trova davanti a qualcosa che non riesce a dominare. Non sa combatterla. Non sa ignorarla. Non sa comprarla. E forse è proprio questo che inquieta di più. Non la forza di quella parola, ma la sua libertà". Così il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, in una nota di "solidarietà e vicinanza" al Papa dopo l'attacco di Trump.
"Quelle tre parole - 'Non ho paura' - non sono una risposta a Trump. Sono qualcosa di più profondo. Sono la libertà di chi sa da dove viene e dove va. Leone non si rivolge al presidente americano. Non è il suo interlocutore. Il suo interlocutore è il povero che muore. Il migrante respinto, il bambino che non ha più casa. La voce di Leone - scomoda, libera, disarmata - resta. Resta quando altre parole si consumano, resta come una presenza, resta quando il rumore si spegne e il silenzio dice la verità. L'8 maggio Leone XIV verrà a Napoli. Camminerà con noi. E lo accoglieremo facendo nostre quelle tre parole: 'Non ho paura'. Nemmeno noi", conclude Battaglia.
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