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l'inchiesta
20 Aprile 2026 - 18:16
Perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla ‘Squadra Fiore’, un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell'ordine accusati di confezionare dossier. A eseguire le perquisizioni sono stati i carabinieri del Ros delegati dai pm romani titolari del fascicolo, l’aggiunto Stefano Pesci con le pm Alessia Natale e Vittoria Bonfanti. Le indagini sulla ‘Squadra Fiore’ hanno permesso di acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e, dall’altro, circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso.
Nell’indagine romana si procede per accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.
Proprio in relazione a quest’ultimo filone c'è Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dis che ha lasciato l’incarico nell’aprile del 2025 e con un passato anche nell’Aisi, tra gli indagati dell’inchiesta della procura di Roma. Del Deo, indagato per peculato e accesso abusivo, “ex dirigente in posizione apicale del Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica, avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”.
Nello stesso contesto, gli approfondimenti investigativi, hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati di peculato in concorso (sarebbero implicati imprenditori e Del Deo) poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi, per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra l’Aisi e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware; truffa aggravata, poiché, come spiega una nota del Ros “nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l'innovazione, l’imprenditore titolare della acquisenda società, al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di earn-out2 (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa. Tale operazione, avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdo Equity S.p.A, deteneva una parte del capitale della società acquirente”. Del Deo, dopo aver lasciato il Dis, è attualmente il presidente esecutivo di Cerved Group Spa.
Nelle intercettazioni effettuate dai carabinieri del Ros si fa riferimento a “un ammanco di denaro di circa 7-8 milioni, che si sarebbe verificato nell'epoca in cui Giuseppe Del Deo era a capo del Reparto economico finanziario dell'Agenzia, “la cui sparizione sarebbe a lui riferibile”. In un'altra conversazione intercettata nel gennaio di un anno fa si fa riferimento al modus operandi della "cricca di Del Deo".
Nel corso di sommarie informazioni agli inquirenti, come riportato nel decreto di perquisizione, un teste, dipendente della presidenza del Consiglio, addetto a un reparto dei Servizi di sicurezza, ha dichiarato come “fosse notorio, in ambiente dei servizi, che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi ed ampio potere di disposizione· di risorse pubbliche e di aver sentito i dipendenti dell'Agenzia parlare di ammanchi di milioni di euro dai fondi dell'Agenzia”. Il teste ha affermato inoltre di “aver pensato, come altri, che Del Deo portasse soldi all'estero”. Dalle indagini è emerso inoltre come Del Deo “all'epoca, avesse un potere di fatto di negoziazione con i fornitori tanto da determinare l'importo delle fatture e da rivendicare come una scelta personale l'emissione di documenti fiscali con generica descrizione del tipo di prestazione eseguita”. Tra Del Deo e altri due imprenditori indagati sono emersi “forti intrecci di interessi economici a partire dal 2012 che delineano un parallelismo tra la carriera imprenditoriale dei due e lo sviluppo del percorso professionale del funzionario pubblico”.
Nelle intercettazioni si fa riferimento anche a presunti rapporti fra Servizi e Vaticano. In particolare, nel decreto di perquisizione eseguito dai carabinieri del Ros, si cita un dialogo fra un teste, dipendente della presidenza del Consiglio, addetto a un reparto dei Servizi di sicurezza e Rosario Bonomo, ex appartenente alla Guardia di Finanza in servizio alla Presidenza Del Consiglio Dei Ministri dal 2011 al 2015, anche lui indagato. “Nelle conversazioni intercettate tra l'altro, emerge che entrambi sono a conoscenza di episodi criminosi connessi ad attività parallele di componenti dei servizi di sicurezza che vengono menzionate con linguaggio prudente ed allusivo – si legge nel decreto di perquisizione -. Ad esempio il 23 dicembre 2024 i due parlano dei rapporti che i Servizi di Informazione e Sicurezza avrebbero con il Vaticano e al riguardo” il teste “riferisce di essere a conoscenza che persone chiamate 'i neri di Del Deo' avrebbero fatto 'casini dal Vaticano'".
Il teste, nelle sommarie informazioni al pm nel maggio scorso ha dichiarato di conoscere Bonomo in quanto suo ex collega e “di aver mantenuto con lui rapporti di amicizia. Il teste ha precisato che Bonomo aveva lavorato alle dipendenze del generale Luigi De Lisi, ex generale della Guardia di Finanza (indagato in concorso con Giuliano Tavaroli e Rosario Bonomi, ndr.), ed aveva fatto parte dell'ufficio di staff del capo reparto”. Il teste ha riferito di aver “appreso dallo stesso Bonomo che questi aveva comprato un'apparecchiatura del valore di 6 mila euro che serviva per effettuare ‘bonifiche’ e svolgeva l'attività di investigatore privato. Inoltre, Bonomo millantava di avere ampia disponibilità economica e di voler aprire un ufficio a Dubai”.
Tra gli undici indagati, perquisiti dai Ros c’è anche Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Pirelli-Telecom coinvolto in passato nello scandalo Telecom-Sismi. A Tavaroli, in concorso con altri indagati, viene contestato di “essersi associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici". Contestata anche, come riportato nel decreto di perquisizione, l’utilizzazione di segreti d'ufficio da parte di pubblici ufficiali e di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.
In particolare a Tavaroli e altri tre indagati viene contestato di aver costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell'ordine (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l'individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza). In particolare, utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti, definiti "citofoni", utenze con intestatari fittizi, si avvalevano di consulenti e committenti esteri, "l'americano" e nomi di copertura come "naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, naufrago, juventino”.
Inoltre, secondo l’accusa “su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari predisponevano, in cambio di remunerazione mensile o per singoli contratti, dossier personali con la profilazione di persone fisiche e giuridiche realizzata con dati riservati acquisiti dalle banche protette ed offrivano ed eseguivano servizi di "bonifica" ambientale e di intercettazione fraudolenta di conversazioni private”.
Nell’indagine è indagato per truffa e peculato Carmine Saladino. In particolare l’accusa di peculato è contestata in qualità di presidente del Consiglio di amministrazione di Sind Spa, società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware e realizzazione di sistemi di riconoscimento anche biometrici, mentre quella di truffa in qualità di azionista e presidente del Consiglio di amministrazione fino a marzo 2025 di Maticmind, società nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l'innovazione.
“Nel quadro dell'operazione di acquisizione avviata da Mozart HoldCo S.p.A. (il cui capitale sociale era detenuto, al 14.947% dalla Cdp Equity S.p.A di Cassa Depositi e Prestiti) comprensiva di una clausola "earn out", che prevedeva la determinazione di una parte del corrispettivo della cessione delle azioni da parte di Saladino – si legge nel decreto di perquisizione - in rapporto proporzionale diretto rispetto ai valori di Ebitda conseguiti dalla stessa negli esercizi successivi, con artifici e raggiri consistiti nell'esporre, nel conto economico del 2023, valori fittizi di fatturato tali da incrementare falsamente l'Ebitda della società per oltre 40 milioni di euro, inducendo in errore Cassa Depositi sui criteri di determinazione del prezzo della cessione, si procurava l’ingiusto profitto della corresponsione, a titolo di earn out, di circa 8 milioni di euro non dovuto con relativo danno per l’ente pubblico”.
A quanto si apprende il Copasir aveva già fatto richiesta alla procura degli atti relativi all'indagine sulla cosiddetta 'Squadra Fiore', un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell'ordine accusato di confezionare dossier ,nei mesi passati, quando uscirono le prime indiscrezioni di stampa sulla vicenda tornata oggi alla ribalta della cronaca. Quindi al Copasir potrebbero arrivare ora gli atti non coperti dal segreto istruttorio.
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