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l'opinione
03 Gennaio 2026 - 09:14
Se l’Italia vuole continuare a crescere, superando anche l’attuale andamento in frenata che fa segnare modesti incrementi del Pil, deve guardare oltre il 2026. Il motivo è semplice: per buona parte del prossimo anno si continuerà a fruire dei fondi aggiuntivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma il Pnrr, poi, è destinato alla soffitta, la prospettiva è di tornare a gestire risorse assimilabili per quantità a quelle in dotazione prima del Next Generation Eu.
In mancanza di correttivi, questo passaggio rischia di diventare traumatico. Basti pensare che l’impatto sulla crescita del Pnrr è stato mediamente per ciascun anno, a partire dal 2022, di circa un punto di Pil. Se non ci fosse stata questa iniezione di carburante finanziario, a fondo perduto o sotto forma di prestito al Paese, l’Italia a partire dal 2023 sarebbe entrata in recessione.
Il problema, quindi, è come riattivare le dinamiche dello sviluppo, profittando dei miglioramenti in infrastrutture e servizi assicurati dal Piano e cercando di mutuarne i meccanismi virtuosi di semplificazione e accelerazione delle opere per applicarli nell’utilizzo dei fondi nazionali ed europei.
Il Pnrr, malgrado limiti riscontrabili sia nell’impostazione generale di partenza sia nella gestione di alcuni interventi, ha avuto impatti positivi strutturali sul nostro sistema economico e sociale, anche perché accompagnato dalla realizzazione di alcune riforme fondamentali per la nazione. Un esempio documentato statisticamente è rappresentato dall’amministrazione della giustizia. Al 30 giugno 2025 i tempi dei processi per la giustizia civile si sono ridotti del 28%, per quella penale addirittura del 48%. E nel frattempo gli arretrati per cause civili si sono drasticamente abbattuti, per l’80%! Siamo dunque a una svolta che può favorire indirettamente anche una ripresa di attrazione degli investimenti, perché uno dei principi basilari per le scelte degli investitori è dato dalla certezza del diritto.
Il denaro conta e averne di più è importante. Ma, per imprimere continuità alla crescita italiana, nel 2026 e ancora di più dopo il nuovo anno, sarà fondamentaleselezionare le iniziative da sostenereprivilegiando quelle a maggiore ricaduta per lo sviluppo e l’occupazione, così come ottimizzarne costi e tempi. Il metodo Pnrr, fondato su tranche ricevute solo a seguito di adempimenti effettuati, deve caratterizzare anche i fondi del nuovo ciclo di programmazione e quelli nazionali per la coesione.
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