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l'opinione
22 Gennaio 2026 - 10:32
A fine gennaio, su iniziativa del Ministero per la pubblica amministrazione guidato da Paolo Zangrillo, nell’ultima bozza di decreto-legge di revisione del Pnrr in attesa dello sprint conclusivo, dovrebbe essere inserita una svolta fondamentale. Riguarda le opere pubbliche e si sostanzia in una trasformazione strutturale della cosiddetta conferenza dei servizi, organo che riunisce le Pa preposte a dare autorizzazioni per la realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche in generale. Con il decreto-legge per il Pnrr, la conferenza dei servizi accelerata, concepita finora come un’eccezione, diventa la regola. Tradotto in pratica, significa che i pareri ordinari dovranno essere rilasciati da ciascuna amministrazione entro 30 e non più 45 giorni, mentre quelli su tematiche più nevralgiche, dall’ambiente e tutela del paesaggio a quella dei beni culturali, dalla salute all’incolumità pubblica, si ridurranno da 90 a 45 giorni.
È un cambiamento importantissimo, specie se si tiene conto che i tempi che trascorrono tra la decisione di avviare un investimento e l’avvio dei lavori sono statisticamente quelli più lunghi, più di quelli della stessa esecuzione dell’opera.
La piccola ma decisiva riforma delle procedure attuali non pregiudicherebbe la possibilità di negare un via libera, di opporsi a una iniziativa pregiudizievole per l’interesse pubblico. La ratio della conferenza dei servizi accelerata è, se mai, quella di contrastare la burocrazia inerte, la scarsa produttività del lavoro amministrativo o eventuali comportamenti peggiori, sconfinanti nel reato, di chi prova a speculare sul proprio potere di veto.
A dare ancora più efficacia alla riforma ci sarà l’obbligo, per gli opponenti, di specificare con quali correttivi si possono ottenere le autorizzazioni, ma senza pretendere ‘la luna’. Le modifiche dovranno infatti essere uniformate a criteri di proporzionalità, efficacia e sostenibilità finanziaria.
Prevedere l’estensione del nuovo sistema semplificatorio anche alle opere successive al Pnrr darebbe impulso alla realizzazione di importanti infrastrutture, di cui soprattutto il Mezzogiorno è deficitario. Con conseguenze positive per la capacità del Sud di attrarre investimenti industriali e rafforzare la sua struttura produttiva. Bisogna dunque che la classe politica meridionale sostenga, laddove possibile perfezionandola, l’innovazione proposta dal Ministero per la pubblica amministrazione. Al di là di interessi di bottega, sono in gioco l’avvenire del nostro territorio e le prospettive per i nostri giovani.
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