Tutte le novità
l'opinione
29 Gennaio 2026 - 09:54
Le iscrizioni di imprese nel Mezzogiorno nel corso del 2025 sono state 103.544, a fronte di un dato nazionale complessivo di 323.533. Il saldo positivo per il Sud (nuove iscrizioni meno cessazioni) è stato pari a 21.569 unità, su un totale Italia di 56.599. Le differenze tra i due valori sono significative. La crescita delle imprese del Mezzogiorno, evidenziata dal saldo, è stata molto considerevole, il 38,1% di quella rilevata per l’intero Paese. Il numero delle iscrizioni meridionali (il dato include le isole maggiori) è appena superiore al 32%. Ne consegue che anche la resilienza delle imprese del Sud, l’anno scorso, è stata superiore a quella del resto d’Italia. In tale quadro, la Campania fa da traino al Mezzogiorno, con circa 594 mila imprese sui due milioni circa di quelle attive nell’area. La Campania è infatti la seconda regione in assoluto per numero di imprese in Italia.
Tra i risvolti rilevanti sul piano sociale, c’è il superamento della quota 50 per il tasso di occupazione nel Mezzogiorno, un traguardo che, non finiremo mai di sottolinearlo, non può e non deve assolutamente essere considerato sufficiente. Bisogna fare in modo da raggiungere quanto prima almeno il 60%, aumentando struttura produttiva e pil nella macroarea meridionale.
Tra le note in chiaroscuro, va evidenziato il peso di edilizia e servizi sulla crescita delle imprese, sia a livello nazionale che di area. Il probabile ridimensionamento del trend favorevole per le costruzioni, con la cessazione del Pnrr, può avere effetti negativi soprattutto per il Mezzogiorno.
È quindi fondamentale che le istituzioni nazionali e territoriali operino in modo non solo da compensare l’impatto sfavorevole ma da ribaltarlo, promuovendo ogni possibile strategia e iniziativa che ponga il Mezzogiorno al centro delle politiche di sviluppo. Operando sia per ridurre il gapinfrastrutturale e di servizi, sia per consolidare ed espandere il tessuto manifatturiero meridionale e le punte di eccellenza artigianale, con interventi finalizzati a favorire il ricambio generazionale. Non possiamo permetterci di mancare quest’obiettivo, in una fase storica che ha visto finalmente il Sud rialzare la testa e per larghi tratti fungere da fattore di spinta per l’economia della Penisola. Una delle leve da valorizzare è naturalmente la Zes unica per il Sud, ben guidata da Giosy Romano, che deve diventare un elemento di attrattività anche per calamitare investimenti strutturali ad alto tasso di occupazione da altre aree della nazione e dall’estero.
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo