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Pappacena: l’aumento delle retribuzioni non può essere slegato dalla forza delle aziende

Il noto imprenditore interviene sul tema del salario minimo

Pappacena:  l’aumento delle retribuzioni non può essere slegato dalla forza delle aziende

Voce autorevole dell’imprenditoria campana, figura conosciuta per il suo impegno sul territorio e per un percorso segnato dall’attenzione alla legalità e alla responsabilità sociale, Aniello Pappacena interviene sul tema del salario minimo con uno sguardo che intreccia economia reale e dimensione sociale.
Imprenditore attivo nei servizi e nella gestione industriale, presidente della Sarnese Calcio e recentemente premiato per il suo contributo civico a favore della legalità, Pappacena affronta la questione partendo da un principio chiaro: «Parlare di salari significa parlare di dignità, di famiglie, di futuro. È un tema che merita rispetto e scelte ponderate». Un approccio che rifugge le semplificazioni e invita a misurarsi con la complessità del tessuto produttivo, soprattutto in un’area come la Campania.
Nel ragionamento dell’imprenditore, l’aumento delle retribuzioni non può essere slegato dalla forza delle aziende. «Un’impresa sana è la prima garanzia per stipendi più alti e più stabili. Senza solidità economica non c’è tutela che regga nel tempo». Da qui l’idea che la crescita dei salari passi attraverso investimenti, organizzazione, capacità di innovare e di stare sul mercato, più che da interventi calati dall’alto.
Pappacena richiama il valore del modello fondato sulla contrattazione e sul rapporto tra produttività e lavoro. «Ogni settore ha caratteristiche diverse, professionalità specifiche, equilibri delicati. Tenere conto di queste differenze è fondamentale per non creare distorsioni che finiscono per penalizzare proprio chi si vorrebbe proteggere». Un riferimento, neppure troppo implicito, al rischio che soluzioni rigide producano effetti controproducenti, in particolare per le realtà più piccole e per l’occupazione giovanile.
Al centro resta la dimensione umana dell’impresa. «Chi lavora in azienda non è un numero. È parte di una comunità. Quando un’azienda cresce, crea valore e lo redistribuisce, quel beneficio si riflette sui lavoratori e sul territorio». Un’impostazione che lega salario, stabilità e sviluppo locale, in una visione di lungo periodo.
Lo sguardo finale è rivolto alla Campania. «Qui la vera sfida è sostenere chi fa impresa nel rispetto delle regole, chi investe e crea lavoro vero. Rafforzare il sistema produttivo significa costruire le condizioni per stipendi più dignitosi e per un futuro meno precario». Una linea che, nelle parole di Pappacena, punta meno sugli annunci e più sulla concretezza di un’economia capace di reggere nel tempo.

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