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l'opinione
05 Febbraio 2026 - 09:00
Sarebbe arduo per chiunque provare a smentire con i numeri, oltre gli slogan ad effetto, l’ultima orgogliosa affermazione del ministro dell’Economia e della Finanze Giancarlo Giorgetti. “La traiettoria di maggiore credibilità dell’Italia non conosce soste”, ha dichiarato il ministro, dopo l’ennesimo riconoscimento internazionale. S&P ha portato da ‘stabile’ a ‘positivo’ l’outlook sul giudizio BBB+, dato ai Btp con la promozione dell’aprile 2025.
Si tratta dell’ennesima valutazione al rialzo ufficializzata dalle agenzie di rating, sulla base dell’andamento dei conti pubblici italiani. Ed è difficile, anche,dare torto ad autorevoli opinionisti come Marco Fortis, quando ribadiscono come le agenzie restino eccessivamente severe, pur elevando di qualche punto i loro giudizi. Basti pensare che la valutazione S&P per l’Italia si assestava ancora ‘in zona A’ prima del gennaio 2012, quando quel livello venne perso dal nostro Paese in uno scenario drammatico, con lo spread oltre quota 500, quasi dieci volte maggiore dell’attuale 61.
Anche l’ultimo trimestre del 2025 ha evidenziato una crescita del Pil pari allo 0,3% rispetto al periodo luglio-settembre, mentre rispetto allo stesso periodo del 2024 l’incremento è stato dello 0,8%. Il dato conclusivo sul Pil 2025, a revisioni ultimate, dovrebbe segnare +0,7%. Se confermato, questo andamento consentirebbe alla nazione di contenere il deficit sotto il 3% e di uscire quindi già in primavera dalla procedura di infrazione Ue per disavanzi eccessivi.
Ad eccezione del mese di dicembre, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso sono migliorati anche gli indicatori occupazionali. Si tratterebbe di un aumento minimo, circa 15 mila unità, ma vale la pena di attendere il dato definitivo, dopo le prime stime abbozzate dall’Istat, perché negli ultimi tempi è risultato superiore anche marcatamente alle anticipazioni diffuse.
Le note critiche non mancano. Nel medio termine, l’Italia rischia di pagare un pedaggio forte a causa di due fattori: crisi demografica e diminuzione dei livelli di produttività al confronto con gli altri partner Ocse. Su questi temi sarà bene che sia il Governo che le opposizioni incentrino maggiore attenzione. Occorrono politiche incisive per evitare un ridimensionamento della nostra economia. La strada maestra resta la coesione territoriale: un’accelerazione della crescita del Mezzogiorno può dare un forte impulso alla crescita del Paese, contrastando anche la fuga dei cervelli oltre confine.
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