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09 Dicembre 2025 - 09:15
Oggi a Roma, ieri a Londra con i leader dei Volenterosi, l’altro giorno a Bruxelles cogli stessi colleghi e amici più contorno di dirigenti e burocrati Ue…. Consulti dapprima periodici, divenuti mensili, poi settimanali eormai tri-e-bi settimanali. Una nevrosi psicomotoria! Tanto contagiosa quanto fors’ancora inconcludente. Dove le contraddizioni hanno una logica ferrea e…coerente: il piano di pace americano per l’Ucraina è da buttare, Trump e gli Stati Uniti sono i nostri indispensabili alleati e il piano ci avvicina alla pace. Parole pronunciate da tutti, all’unisono, dai capi di Stato ai premier, da Antonio Costa presidente del Consiglio europeo a Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea e (per) fino a Kaja Kallas apparsa dal nulla sul palcoscenico del Vecchio Continente, dall’Estonia, un bella repubblichetta con meno della metà della popolazione della provincia di Napoli, dove l’odio verso i russi è ereditato da quello verso l’Unione Sovietica, nonostante da Vladimir Putin in giù sia a Mosca in parte condiviso.
I toni sono un tantino cresciuti nelle reazioni dei dirigenti europei alle ultime dichiarazioni provenienti da Washington: dal Capo della Casa Bianca e dal figlio Donald junior, dal genero Jared Kushner e dal vicepresidente James David Vance , dal segretario di Stato Marco Rubio e da Elon Musk, e “per li rami” fino ai negoziatori che collaborano con Steve Witkoff. Tutti stufi, nella capitale statunitense, di Zelensky e del suo cerchio di lestofanti e, ormai, pure stanchi di questi leader europei che gli tributano baci e abbracci. E armi. Il disegno è di continuare la guerra contro la Russia con l’obiettivo di uscire dalla crisi economica attraverso una conversione industriale dall’automotive al riarmo. Einvece - come prevede la National security strategy - stanno trascinando l’Europa verso la perdita dell’identità storica e dell’appuntamento con la tecnologia del futuro nel giro di appena un ventennio.
Ad alzare la voce, sdegnato delle accuse e per l’invadenza dell’amministrazione Usa, è il cancelliere Friedrich Merz. È premier per un pelo e per di più con un verdetto discutibile (ma il riconteggio dei voti delle ultime elezioni, richiesto dal BSW, stranamente tarda). Ha sollecitato apertamente Costa a ribattere a Trump e, sottovoce, incita i leader Ue a resistere fino alle prossime elezioni di Mid Term che potrebbero ridimensionare il potere dell’inquilino della Casa Bianca.
La guerra in Ucraina ha gettato la Russia nelle braccia della Cina e l’interesse tedesco sarebbe di appoggiare lo sforzo dell’amministrazione Trump di recuperare l’Occidente euro-asiatico, la Federazione russa, all’Occidente euro-atlantico, per frenare l’espansionismo cinese e aprire le porte a una forma di pacifica coesistenza poggiata su di un equilibrio multipolare. Il conflitto in Ucraina ha finora mietuto almeno un milione e mezzo di vittime e una tremenda devastazione ambientale. Il dittatore di Kiev si è attorniato di fedelissimi (compari), ha abolito le elezioni con un “rinvio” a data da stabilirsi, oltre ai camposanti ha riempito le prigioni. Il segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato che “alla pace mancano da 30 a 50 chilometri”: è quel poco che resta del Donbass nelle mani dell’esercito ucraino. Per i pragmatici si è a un passo dal compromesso: perché non farlo?
I tre leader europei dei Volenterosi (per la guerra), sono il cancelliere tedesco Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer. In comune, oltre al testardo e oneroso (per i contribuenti) prosieguo del conflitto in Ucraina, hanno pure un indice di popolarità vicina allo zero. Le indagini demoscopiche concordano: in Francia in testa si conferma il Rassemblement national di Marine Le Pen, in Gran Bretagna il Reform UK di Nigel Farage e in Germania l’AfD di Alice Elisabeth Weidel. In Europa e nella stessa Ucraina cresce il desiderio di fermare le armi. Trump ha assicurato che Putin “vuole la pace”; che con lui la Nato ha smesso di avanzare verso la Russia - motivo primo del conflitto - e lo sottoscriverà in un trattato; che la cooperazione economica tra Usa, Russia e Ue offrirebbe vantaggi per tutti. E ha sottolineato che l’equilibrio nell’Indo-Pacifico è in questa fase prevalente. Insomma, l’America è pronta a defilarsi.
Ora persino il ‘New York Times’ critica lo scandaloso regime ucraino. Interpreta una delusione che negli Usa si propaga. Indicativo il disincanto di Jeffrey Sachs: “Il mondo ha assistito alla stupidità europea, imponendo sanzioni alla Russia che hanno solo causato la sua deindustrializzazione e rifiutandosi di negoziare per porre fine a una guerra distruttiva nel proprio continente, il tutto su ordine dell'amministrazione Biden. Il vassallaggio europeo è diventato così autodistruttivo e patetico che persino il presidente Trump ne ha avuto abbastanza e si rifiuta persino di avere l'Unione Europea al tavolo del negoziato, rendendosi conto che l'Ue non è altro che l'Isola dell'Irrilevanza del mondo multipolare”.
Significativa la risposta del primo ministro belga, Bart De Wever, alla richiesta dei vertici Ue e di alcuni governi Ue di riversare al regime di Kiev, per l’acquistodi armi, 140 degli oltre 200 (o 300?) miliardi in euro che Mosca depositò sulla banca Euroclear di Bruxelles e oggetto di sanzioni. “La parte che ha perso la guerra, normalmente, nel trattato di pace, è obbligata ad abbandonare i beni per compensare i vincitori. Ma chi crede davvero che la Russia perderà questa guerra? È impossibile. È impossibile. Ad un certo punto, questa guerra si fermerà. Ma la Russia non perderà mai questa guerra. Non è nemmeno auspicabile che un Paese che ha armi atomiche perda la guerra e diventi completamente instabile. Non è nemmeno nel nostro interesse che accada. Quindi è un'illusione che ad un certo punto si recupereranno i beni immobilizzati perché la Russia perderà la guerra e sarà obbligata ad abbandonarli. È un'illusione totale. Una favola che raccontiamo e alla quale cerchiamo di credere”.
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