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Esteri
11 Gennaio 2026 - 21:59
Continua ad aggravarsi il bilancio dei morti nelle manifestazioni di protesta in corso in Iran. Secondo gli ultimi dati sulle vittime, forniti dall'organizzazione iraniana per i diritti umani Hrana, che ha sede negli Stati Uniti, sono almeno 466 le persone che hanno perso la vita durante le proteste che il regime di Teheran sta tentando di soffocare nel sangue. La fondazione del premio Nobel Narges Mohammadi ha denunciato di "aver ricevuto resoconti assolutamente orribili di sparatorie di massa contro i manifestanti da parte delle forze governative iraniane''. Queste sparatorie, si legge, avrebbero ''causato la morte di oltre duemila manifestanti".
Iran: "Se Usa attaccano risponderemo"
"I nemici dell'Iran cercano di seminare caos e disordine", ha dichiarato in un'intervista con i media statali del Paese il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dopo due settimane di proteste scatenate dalla rabbia per l'aumento del costo della vita.
Pezeshkian ha accusato "terroristi" legati a potenze straniere di uccidere, incendiarie moschee, attaccare proprietà pubbliche. Nell'intervista, citata da SkyNews, il capo dello Stato iraniano ha esortato i cittadini a prendere le distanze da "rivoltosi e terroristi" che cercano di "distruggere l'intera società", ma ha poi espresso la disponibilità dell'establishment politico ad ascoltare il popolo e la sua determinazione a risolvere i problemi economici.
L'Iran colpirebbe obiettivi militari e navali statunitensi in caso di un nuovo attacco da parte degli Stati Uniti al Paese, ha detto il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, minacciando apparentemente anche Israele. "In caso di attacco militare da parte degli Stati Uniti, sia il territorio occupato che i centri militari e navali statunitensi saranno nostri obiettivi legittimi", ha affermato in un intervento trasmesso dalla televisione di Stato.
I possibili obiettivi di un attacco Usa
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato avvertito del fatto che l'esercito americano ha bisogno di più tempo per prepararsi agli attacchi contro l'Iran. Lo scrive il Telegraph spiegando che al presidente Usa sono stati presentati diversi obiettivi da colpire, tra cui le forze di sicurezza responsabili della repressione delle proteste attualmente in corso nella Repubblica islamica.
Secondo quanto scrive il New York Times, che cita diversi funzionari statunitensi, Trump è stato informato nei giorni scorsi in merito a nuove opzioni per potenziali attacchi in Iran. Il leader della Casa Bianca - affermano le fonti - sta valutando se tradurre in pratica la minaccia di attaccare il Paese dove continua ad aggravarsi il bilancio della repressione della protesta popolare.
Trump non ha ancora preso una decisione definitiva, scrive il quotidiano, ma secondo i funzionari starebbe valutando seriamente la possibilità di autorizzare un attacco in risposta alle azioni del regime iraniano contro i manifestanti. Al presidente sono state presentate diverse opzioni, tra queste quella di attacchi a siti non militari a Teheran, hanno spiegato le fonti.
Israele è in stato di massima allerta
Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran. A riferirne è Ha'aretz.
Oggi il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto che "una volta che il regime sarà caduto, faremo cose positive insieme a beneficio di entrambi i popoli", secondo quanto riporta il Times of Israel. "Speriamo tutti che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia - ha aggiunto Netanyahu - E quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere fedeli partner nella costruzione di un futuro di prosperità e pace".
Il Times of Israel scrive anche che le Forze di difesa israeliane sono operative e pronte a rispondere se necessario. Le Forze di difesa israeliane valutano le proteste anti regime in Iran come una questione interna del Paese, ma, a seguito delle minacce odierne dell'Iran, che ha indicato obiettivi americani e israeliani come potenziali bersagli di una rappresaglia per un eventuale attacco americano, i militari hanno indicato di essere pronti a rispondere in caso di necessità. Il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha svolto valutazioni della situazione questa settimana alla luce delle proteste in Iran.
Nuove proteste
Nuove proteste sono scoppiate ieri in serata a Teheran: decine di persone si sono radunate in un quartiere del nord della capitale nonostante il blackout di internet e la dura repressione delle autorità, come mostra un video verificato dall’Afp. Nel filmato, esplodono fuochi d’artificio su Punak Square, mentre i manifestanti battono pentole e intonano cori a sostegno dei sovrani Pahlavi, deposti dopo la rivoluzione islamica del 1979.
"Il livello dello scontro con i rivoltosi è stato innalzato", ha annunciato questa mattina Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale, citato da SkyNews. Radan ha anche lodato gli "arresti importanti" effettuati, affermando che "i principali responsabili dei disordini della notte scorsa sono stati fermati".
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