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“La cucina napoletana" di Luciano Pignataro da Maison Cilento

Incontro per la presentazione della nuova edizione del volume pubblicato da Hoepli

“La cucina napoletana" di Luciano Pignataro da Maison Cilento

Tra tessuti preziosi, abiti dall'inequivocabile stile e cravatte annodate con impeccabile maestria artigiana, gli ambienti di Maison Cilento 1780 hanno mutato sembianza, abbandonando per una sera il consueto rigore dell’eleganza per accogliere il profumo della letteratura gastronomica.

L’occasione era la presentazione della nuova edizione de La Cucina Napoletana”, pubblicata da Hoepli e firmata da Luciano Pignataro, volume che non si limita a istruire il palato ma ne sollecita la memoria, come farebbe un narratore antico seduto accanto al braciere.

L’adunanza, scelta e numerosa, è stata nobilitata dalla presenza di Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli, autrice dell’introduzione al libro illustrato dalle fotografie di Ciro Pipoli. Con arguzia gentile, la principessa ha evocato l’arte culinaria quale archivio universale dei ricordi, patrimonio senza censo né confini, dove ciascuno custodisce una fragranza d’infanzia, una mensa domenicale, o il gesto rituale di una mano esperta che rimesti il sugo come fosse un atto liturgico.

A fare gli onori di casa, Ugo Cilento, che ha tracciato un raffinato accostamento fra la disciplina dell’ago e quella del mestolo, osservando come entrambe nascano dalla stessa religione del dettaglio e della manifattura accurata. Un pensiero che pareva scritto apposta per l’opera di Pignataro, cronista instancabile delle geografie del gusto e dei loro protagonisti.

Guidato con misura e sensibilità dalla giornalista Emanuela Sorrentino, il colloquio con l’autore ha dischiuso le origini del volume: non un semplice ricettario, ma una galleria di esistenze, territori e prodotti eletti, dove la pietanza diventa racconto e la tavola si fa pagina.

Così, mentre scorrevano aneddoti e reminiscenze, un ragù degno di leggenda domestica, un timballo di scammaro dal sapore quaresimale, un sugo di carne alla pizzaiola custodito nella dispensa della memoria, la conversazione ha assunto i toni di una confidenza corale, tessendo un arazzo di storie familiari e identità condivise.

A suggello dell’incontro, quasi fosse il sigillo dolce d’un trattato conviviale, è giunta la pastiera di Paolo Surace, anima della storica Pizzeria Mattozzi di Piazza Carità, accompagnata da alcune sue specialità offerte in forma conviviale, specchio fedele della tradizione partenopea. A impreziosire il brindisi, lo Spumante Metodo Classico “Pietrafumante” di Casa Setaro, la cui finezza ha dialogato con i sapori come un violino discreto in un quartetto d’archi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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