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18 Gennaio 2026 - 09:05
ACERRA. Prosciolti da ogni accusa, dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Nola Giusi Piscitelli, dopo un’odissea giudiziaria durata 8 anni, Vincenzo Paolo Liguori, titolare di una delle più note agenzia di consulenza per mezzi di trasporto della Campania, facente capo al Gruppo Liguori, operante in Campania da oltre un trentennio. Il noto professionista acerrano e sua moglie erano accusati di associazione a delinquere in concorso (con altri 50 indagati) finalizzata a riciclaggio e falso ideologico. Un vero e proprio macigno, che ha reso nel corso degli ultimi anni veramente difficile l’attività professionale del noto consulente. A difendere Enzo Paolo Liguori e la sua consorte, l’avvocato Giancarlo Esposito del foro di Nola.
L’odissea di Liguori inizia all’indomani dell’esecuzione della misura cautelare che vedeva coinvolti almeno 50 indagati. Nel corso delle indagini, partite da Taranto, venivano sottoposte a sequestro sedici auto di alto valore commerciale ed eseguiti sequestri di fascicoli di nazionalizzazione di vetture di alta gamma commerciale presso le Motorizzazioni Civili di Napoli, Palermo e Lecce. Insomma una vera e propria organizzazione, che vedeva tra i protagonisti anche un soggetto di Acerra, già noto per il suo inserimento nel mondo del traffico di autovetture sospette. In realtà, l’unica colpa di Liguori era stata quella di effettuare, su richiesta del “soggetto” acerrano coinvolto, alcune trascrizioni di vendita e re-immatricolazione di autovetture successivamente risultate rubate.
Tutto era stato fatto sulla scorta di documenti originali, forniti dai clienti. In pratica l’organizzazione, con base in Puglia e con collegamenti anche in Sicilia, si era organizzata per rubare auto di lusso in leasing e poi attraverso false immatricolazioni straniere le rimettevano sul mercato a prezzi ribassati. A capo dell’organizzazione, smantellata il martinese, Giovanni Deanna. Tra gli indagati anche alcune società di Martina Franca, una di queste si sarebbe intestata alcune auto rubate e un’altra, invece, nel settore degli abiti da cerimonia, avrebbe offerto una base logistica per far sostare le auto in attesa delle false immatricolazioni.
Scattato il blitz, Vincenzo Paolo Liguori, si ritrovo sui giornali, senza ricevere neppure la notifica dell’ordinanza, che lo vedeva tra gli indagati, perché gli investigatori lo ritenevano un “quasifiancheggiatore” della cosca criminale, che (secondo le indagini) aveva eseguito alcune trascrizioni di vendita avendo la consapevolezza che queste fossero rubate. L’indagine da Taranto è passata a Nola (per competenza territoriale), ma per il gruppo imprenditoriale di Vincenzo Paolo Liguori, sono iniziati i problemi. Finalmente il fascicolo d’indagine finisce al giudice dell’udienza preliminare, che sentiti gli indagati e lette le note del difensore della coppia, ha deciso di archiviare il fascicolo d’indagine, restituendo alla coppia quella serenità che per 8 anni gli è stata tolta, distruggendo tra l’altro, anche i sogni dei congiunti che hanno subito trasversalmente quell’onda di fango.
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