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03 Marzo 2026 - 09:36
NAPOLI. Patto tra clan e amministratori pubblici per imporre il monopolio del “sistema” a Caivano, arrivano altre nove condanne per ras, gregari e fiancheggiatori del gruppo Angelino. Il processo celebrato innanzi alla prima sezione della Corte di appello di Napoli, presidente Giovanni Carbone, si è concluso ieri pomeriggio con la decisione del collegio infliggere mezzo secolo di carcere. Nonostante le accuse spiccate dalla Procura abbiano sostanzialmente retto, non sono mancati alcuni colpi di scena. Gran parte degli imputati ha infatti ottenuto il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Questo, nel dettaglio, il dispositivo emesso dalla Corte di appello: Giovanbattista Alibrico, 6 anni e 2 mesi; Antonio Angelino, 12 anni e 6 mesi; Vincenzo Celiento, 3 anni di lavori di pubblica utilità; Domenico Galdiero, 2 anni e 10 mesi; Raffaele Lionelli, 6 anni e 4 mesi; Carmine Peluso, pentito, 4 anni e 4 mesi; Martino Pezzella, 7 anni e 2 mesi; Gaetano Angelino, 4 anni e 2 mesi in continuazione con altra sentenza; Domenico Della Gatta, 8 mesi; Massimiliano Volpicelli, revoca misura libertà vigilata.
Il verdetto è stato accolto con favore dal collegio difensivo, riuscito tutto sommato a limitare i danni per i propri assistiti. Nel pool difensivo i penalisti Rocco Maria Spina (per Gaetano Angelino e Domenico Galdiero), Dario Carmine Procentese, Emilio Martino, Claudio Castaldo e Maria Grazia Padula. L’operazione scattata a novembre 2023 e culminata in 18 arresti aveva inflitto un durissimo colpo al clan.
A cominciare dal boss Antonio Angelino, detto “Tibiuccio”, esponente di spicco del clan Gallo-Angelino, e Raffaele Bervicato, ritenuto dagli inquirenti il reggente dell’organizzazione dopo la cattura del ras. Tra gli arrestati c’erano però anche volti noti della politica locale, come l’ex assessore Carmine Peluso, poi divenuto collaboratore di giustizia, l’ex consigliere comunale di maggioranza Giovanbattista Alibrico e Armando Falco, segretario di Italia Viva a Caivano.
Quanto alle accuse, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, l’indiscusso dominus dell’organizzazione sarebbe stato il ras “Tibiuccio”, che tra giugno 2022 e agosto 2023 avrebbe coordinato le attività del clan, soprattutto in materia di racket, condizionando anche le procedure di gara per l’affidamento dell’esecuzione di lavori pubblici. L’assessore Peluso, il consigliere Alibrico, il politico Falco e il tecnico Martino Pezzella all’occorrenza si sarebbero invece messi a sua disposizione facendo da intermediari, cioè acquisendo informazioni sulle assegnazioni alle imprese dei lavori pubblici affidati tramite le determine del dirigente comunale Vincenzo Zampella.
Gli imprenditori compiacenti, invece, da un lato avrebbero versato compensi corruttivi agli amministratori e al funzionario Zampella ottenendo gli affidamenti, dall’altro erano costretti a versare somme di denaro (fino al 10% dell’importo dei lavori) a titolo estorsivo nelle casse del clan Angelino.
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