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04 Marzo 2026 - 12:47
CAIVANO. “A Giogiò, cuore e ricordo indelebile dell’umanità”. È il titolo dell’evento che si è svolto nell’aula magna del polo universitario di Caivano, un momento di riflessione dedicato alle giovani vittime innocenti della criminalità e della violenza.
All’incontro hanno preso parte la madre di Giovanbattista Cutolo, Daniela Di Maggio, presidente dell’associazione “Giogiò Vive”, il prefetto di Napoli Michele di Bari, il sindaco di Caivano Antonio Angelino con l’amministrazione comunale, il rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope Antonio Garofalo e padre Maurizio Patriciello.
Presenti anche l’onorevole Francesco Emilio Borrelli, Lucia Rea, dirigente comandante del Corpo di Polizia Metropolitana di Napoli, il comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli Biagio Storniolo, il prefetto Fernando Mone – attualmente commissario straordinario di Afragola – oltre a numerose autorità civili e militari. In aula anche una rappresentanza degli studenti dell’IC3 di Caivano, l’Orchestra di Fiati “Giovanbattista Cutolo” di Pinetamare e molti cittadini.
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Una sala gremita ha accolto il ricordo del giovane musicista, ucciso il 31 agosto 2023, trasformando l’incontro in un momento di memoria e impegno civile.
Il sindaco Angelino, dopo aver letto una lunga lista di vittime della camorra, ha sottolineato il valore simbolico di quei nomi: «Sono qualcosa di più di un semplice elenco di cronaca nera. Sono vittime innocenti della criminalità e della violenza. Per noi rappresentano ferite ancora aperte nel cuore e nel corpo della nostra terra».
Il primo cittadino ha poi ampliato lo sguardo oltre i confini locali: «Non possiamo ragionare soltanto su Caivano, ma sull’intero sistema Paese. Molte di queste storie appartengono a territori che attraversano tutto il Mezzogiorno».
Rivolgendosi alla madre di Giogiò, Angelino ha aggiunto: «Voi, cara Daniela, genitori, sorelle, parenti e amici siete condannati a un dolore senza misura. Ma quel dolore continua a interrogare anche le nostre coscienze, soprattutto quelle di chi, come me, ricopre un incarico pubblico».
Parole forti anche da parte di padre Maurizio Patriciello: «Se davvero crediamo che la bellezza possa salvare il mondo, dobbiamo far sì che quella luce raggiunga anche chi compie il male. Se questo non accadrà, rischieremo di avere ancora altri Giogiò».
A chiudere l’incontro l’intervento del prefetto Michele di Bari, dopo la proiezione del video “Tre pallottole di bellezza”, realizzato da amici del giovane musicista. «La forza di una madre che trasforma il dolore in testimonianza – ha dichiarato – rappresenta la bellezza di un’umanità che non si arrende. Giogiò è stato insignito della medaglia d’oro al valore civile: un riconoscimento che lo rende un simbolo per sempre».
«Una medaglia – ha concluso il prefetto – che non è soltanto un atto formale delle istituzioni, ma un segno morale che restituisce dignità e memoria. Giogiò non muore: oggi siamo qui proprio per mantenere viva questa connessione tra memoria, giustizia e futuro».
EaM
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