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30 Novembre 2015 - 01:17
“Caro direttore”. Così da qualche anno mi piaceva chiamarti quando ti telefonavo o quando ci incontravamo di persona. Come mi piacerebbe che fosse il finale del primo atto di “Napoli Milionaria” quando tu ti fingevi morto nel letto ed io pronunciavo la battuta “nu piezz r’omm e chella manera”. Come mi piacerebbe che fosse un altro dei tuoi scherzi, quegli scherzi che da giovani amavi fare a tutti noi attori e li preparavi con grande maestria ed alla fine ridevamo tutti. Caro direttore, come mi avrebbe fatto piacere invecchiare con te e continuare a scherzare e litigare ma purtroppo mi chiedono di parlare di te ed oggi lo devo fare così. Se n’è andato discretamente, d’altronde così amava vivere, senza clamore. Si è spento un faro di umanità, arte e cultura. Muore il pilastro di una grande dinastia teatrale. Si è perso un grande punto di riferimento del teatro italiano. Un vero capocomico che ha saputo gestire le sue imprese con il piglio da condottiero e sentimenti da capofamiglia o fratello maggiore, che sudando e combattendo giorno dopo giorno ad ogni apertura di sipario ha saputo onorare l'immensa, pesante, sofferta eredità paterna. Ogni pensiero o frase dopo la sua morte rischia di essere retorica, banale. Più che la commozione sarebbe necessario un silenzio riflessivo nel giorno in cui si è strappata una pagina di storia del teatro italiano. Noi napoletani ancora una volta orfani di un concittadino che era orgoglioso della sua città e fiero dell'appartenenza. Una persona garbata, un galantuomo, un ottimo compagno di lavoro, padre esemplare. Senza Luca sarà diverso per tutti. Sono triste per averlo perso troppo presto ma felice di averlo conosciuto 35 anni fa.
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