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Usura ed estorsione non vanno in quarantena

In questi giorni di grande preoccupazione non solo per i contagi da Coronavirus ma anche per le conseguenze economiche del blocco del Paese, diventa sempre più chiaro, che la criminalità organizzata è a corto di liquidità per i propri traffici. Le associazioni malavitose devono in qualche modo procurarselo e la prima e più facile fonte è la gente in difficoltà, che in contesti sociali come quello campano ed in particolare napoletano, può chiedere aiuto proprio agli usurai. I numeri possono crescere, perché oltre al cittadino comune, potrebbero essere tanti gli imprenditori e i commercianti che, trovando porte chiuse in Banca e nelle finanziarie, si rivolgeranno agli usurai per assicurarsi una entrata in un momento così difficile. L’emergenza sanitaria in attonsta determinando una profonda crisi economica che coinvolge più o meno tutto il mondo produttivo, soprattutto piccole imprese già in difficoltà. Per affrontare tale eccezionale momento, è stato redatto il cosiddetto decreto “Cura Italia”, il quale opportunamente prevede, tra le altre cose, la possibilità di sospendere i mutui, ma esso non fa alcun riferimento a quei mutui concessi ex art.14 della legge n.108/96 agli operatori economici vittime di usura, e la stessa osservazione vale per i soggetti sovra indebitati che usufruiscono dei fondi di prevenzione previsti dalla stessa legge all’art. 15. C’è quindi un rischio concreto di una difficoltà nella restituzione delle rate dei mutui concessi ex art.14 e dei prestiti ex art.15 della legge n.108/96, che può portare all’azzeramento dello stesso Fondo di prevenzione antiusura e quindi conseguente impossibilità futura di utilizzare questo prezioso strumento di aiuto. Da qui nasce la necessità che venga inserita un’apposita norma per le vittime di usura beneficiarie di mutui e prestiti al fine di poter sospendere la restituzione delle rate, consentendo di allungare la durata del finanziamento per il numero di rate sospese senza oneri aggiuntivi. Il problema del sistema finanziario illecito, legato alla delinquenza, è quello di giustificare la ricchezza, non di arricchirsi, e quindi le associazioni presteranno soldi a usura anche a interessi bassi per invogliare, incentivare i commercianti a rivolgersi agli usurai, che sono quelli che sostanzialmente hanno bisogno di meno garanzie per il pagamento. Chi si rivolge a questo tipo di usurai sa perfettamente con chi sta trattando. Il pericolo, quindi, è che ancora di più altre attività imprenditoriali, alberghi, ristoranti, pizzerie, passini di mano a prestanome della del sistema camorristico, un rischio molto concreto e vicino, in questo momento. Il malavitoso, si presenterà come un benefattore che aiuta chi ha bisogno, i poveri, dando ai disperati pochi euro al giorno per un lavoro in nero, e questi si sentiranno, sul piano psicologico, ancora più prostrati e ancora più riconoscenti verso questi soggetti. La dipendenza dei poveri aumenterà, facendo anche acquisire consensi che potranno portare, durante future elezioni un modello convincente e permettere di rastrellare con facilità i voti. L’unico modo per impedire che ciò accada è dare soldi alla gente, la mossa del presidente del consiglio Conte è nella giusta direzione. Ma in questo momento, anche il controStato ha preso le misure per l’epidemia da Coronavirus. La malavita ha deciso di congelare i prestiti a usura, hanno rinviato ogni scadenza, sanno che la partita decisiva si gioca in questi giorni. Si investe per ottenere consenso, per controllare il territorio e passare all'incasso, quando il corona virus sarà finito. Una specie di welfare camorristico che si sta producendo al Sud. Soldi o alimenti, manifestazioni solo apparentemente genuine che non sono gesti di solidarietà, ma hanno come fine unico di fare in modo che i clan si sostituiscano allo Stato. I soldi per garantire la sopravvivenza degli affiliati arrivano sempre dalla droga, che continua ad entrare nell'economia cittadina. Chiusi porti e aeroporti, la droga si fabbrica in casa, al Pallonetto o a Scampia, al rione Traiano o a Torre Annunziata e lo spaccio avviene con il sistema porta a porta, con la consegna a domicilio, magari a chiamata, magari in sella agli scooter. La liquidità, recuperata in tal modo, servirà a prestare soldi, chi più sarà efficiente diventerà padrone del territorio. I lavoratori in nero sono finiti in un baratro, in mancanza di sussidi, potranno solo rivolgersi alle articolazioni mafiose del territorio e trasformarsi in manodopera criminale a basso costo da utilizzare in qualsiasi momento e per qualsiasi affare sporco. Il clima di apparente quiete sociale che sta attraversando Napoli e la sua area metropolitana nei giorni della pandemia, può leggersi solo in questi termini. Niente assalto ai market, né picchi di rapine o aggressioni predatoria. Numeri che rientrano nella norma, almeno per il momento, che vanno calati in un contesto in cui la camorra sembra aver cambiato pelle. Oggi per i clan esiste soprattutto questa grande occasione di sussistenza, fare la spesa per avere consenso sociale, redistribuire i soldi dello spaccio di droga sul proprio territorio, per avere manodopera buona a ripartire, quando nei prossimi mesi saranno ben altri gli interessi e i capitali da aggredire.

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