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14 Maggio 2020 - 19:32
Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova, come suggerisce il principio investigativo enunciato nel secolo scorso da Agatha Christie, la scrittrice inglese tuttora icona incontrastata degli appassionati della letteratura gialla. E noi adesso trascorriamo queste indolenti giornate anonime di maggio ad ascoltare perplessi le dichiarazioni spesso contrastanti tra governo nazionale e quelli regionali, con il continuo ping-pong tra "restate a casa non è finito ancora nulla" di Conte e Brusaferro, le minacce di De Luca, il rompete le righe di Zaia e il "chiudo tutto" di Boccia. E noi ci stiamo capendo ben poco, ma la sensazione è che si sia irrimediabilmente allargato a macchia d'olio uno sbragamento generale. Fisico ma anche psicologico. Insomma torniamo ad Agatha Christie e al suo principio, e gli indizi di un pericoloso tentativo di ritorno alla normalità ci sono tutti. E sono ben più di tre. Innanzitutto ritorna l'inquinamento, per adesso dei fiumi, tra poco quello dei mari e degli oceeani. Il fiume Sarno, unanimemente considerato da tutti la fogna del Sud, nei due mesi di quarantena aveva sbalordito tutti con le sue acque diventate miracolosamente cristalline. Roba che sembrava di trovarsi su qualche lago svizzero. È stato sufficiente il "riapriamo, ma per gradi" e le mille concerie e fabbriche abusive dell'agro nocerino-sarnese hanno ripreso a sversare nel fiume tonnellate di rifiuti e liquami velenosi. E le acque delle foci di contrabbando del litorale domitio, sono foto viste da tutti, sono state divorate da un mostro nero (cioè da noi) che in due giorni abbiamo ripreso il devastante controllo della natura. E nei golfi di Napoli e di Cagliari i delfini hanno amoreggiato liberi e felici, e anche sopresi che nessuno andasse a rompergli le scatole. E a Venezia le oche spadroneggiavano nel Canal Grande senza i vaporetti che le decapitavano. E abbiamo ripreso, con la forza prorompente che ci veniva da due mesi di astinenza, gli scontri e le minacce di querele pre-elettorali, De Luca vince facile ma forse no, ci giochiamo la carta a sopresa del magistrato Catello Maresca, mentre in lontananza Antonio Bassolino pensa con nostalgia ai giorni di Palazzo San Giacomo e confida agli amici "sì, certo, non mi dispiacerebbe tornare" e de Magistris destabilizzato nelle sue certezze di sindaco se la prende con i giornalisti che cantano fuori dal suo coro E poi il calcio, ah il calcio che è il vero virus di cui non possiamo fare a meno e Sky, da accorto trafficante di stupefacenti, ci ha somministrato in questi giorni di quarantena il metadone della Champions di venti anni fa. E noi ci siamo commossi sul divano di casa ammirando Van Basten. E poi è tornata Silvia Romano dopo essere stata quasi due anni prigioniera in Africa. Cioè è tornata Aisha. È tornata islamica (per propria scelta, ha specificato) forse sposata, forse incinta di un combattente di Al Quaeda. Sicuramente in cambio di un riscatto di cinque milioni di euro. Ma ha fatto già sapere di aver voglia di tornare in Africa. E noi con disinvoltura abbiamo smesso i camici da virologi e ci siamo trasformati in esperti di politica internazionale con indirizzo medio-orientale. Intanto è sparito dai balconi il tricolore sbiadito ed è scomparso l'elmo di Scipio. Torniamo ad essere autenticamente noi, torniamo ad essere gli italiani delle fazioni, ma chi è 'stu Sarri?, Napoli contro Juventus. Era l'indizio principale, la madre di tutte le prove. Abbiamo avuto un brivido di legittimo orgoglio e soddisfazione, mentre le mogli chiedevano certezze sulla riapertura dei negozi di parrucchiere. Ok, ogni emozione riprende lo spazio che le compete. Ancora qualche giorno, poi il Covid-19 sarà un ricordo. Un bellissimo ricordo e nulla più.
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