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22 Maggio 2020 - 19:28
Il Coronavirus, quello che non ti aspetti: anche Napoli dirà la sua. Una task force di studio a Palazzo San Giacomo opera silenziosamente e con grande professionalità: si punta a scovare il numero di persone senza anticorpi, ovvero quante li hanno sviluppati. Ci stanno lavorando i professori universitari Ivan Gentile (primario del Reparto di Malattie Infettive Aou Federico II e docente presso l’Università Federico II), Giuseppe Signoriello (docente di Statistica Medica presso la Seconda Università di Napoli) e Nicola Coppola (primario del Reparto di Malattie Infettive Aou Vanvitelli e docente presso l’Università Vanvitelli), coordinati dall’assessore comunale alla Salute, Lucia Francesca Menna. Supervisore il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Una “terza fase” scientifica, potremmo dire. Uno studio ambizioso per valutare se il nostro organismo sviluppa una immunità contro la Sars-Cov2. Attraverso i test sierologici si stimerà, con rigore scientifico, quanti napoletani hanno contratto l’infezione e ne sono quindi immuni. Vi sarà una campionatura - si procederà per estrazione e su base volontaria - che consentirà di disporre di dati estensibili a tutta la popolazione. Si potrà sapere anche chi si è maggiormente infettato (quale fascia di età, ad esempio) e quanti sono stati gli asintomatici. Perché è così importante sapere quanti residenti hanno contratto il virus? È evidente che le misure di contenimento devono essere tanto più rigide quanti più cittadini risulteranno non immuni e quindi suscettibili all’infezione. Il dato che emergerà dalla ricerca di Napoli potrebbe essere estremamente sorprendente e significativo, ma soprattutto designerebbe il capoluogo partenopeo come capofila indicatore di statistiche scientifiche. Dunque, dal Comune avremo una fotografia della porzione di popolazione che ha sviluppato barriere resistenti al Covid-19. Intanto Napoli rischia una “ricaduta”? Lunedì scorso è stata la data campale, il giorno cruciale: a fronte di una popolazione di circa un milione di persone, si sono riversati in strada presumibilmente i due terzi di napoletani, più i residenti nell’hinterland arrivati in città. Di qui i primi “incontri ravvicinati”: i tagli di capelli, lo shopping, le spese nei mercatini, il rito quotidiano del caffè al banco e via dicendo. La pioggia di ieri - in tal senso - ha “spazzato” via, un po’ dappertutto, le pericolose ammucchiate e crocchie, quindi i “nidi” del virus invisibile. La speranza è che ora i “ragazzi dei baretti” nel weekend diano prova di buon senso. In definitiva, lo spettro del Covid-19 e la sua parabola sono come le previsioni del tempo: le variabili e i modelli matematici non sempre sono infallibili. Fra un mese, piuttosto che in autunno, si può solo tirare a indovinare. Nel mezzo si inserisce questo approfondimento del Comune di Napoli.
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