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26 Febbraio 2021 - 18:15
Ciro Migliore o Cira Migliore? Il pusher arrestato martedì nella retata antidroga a Scampia doveva finire nel carcere di Poggioreale o, come si è verificato, in quello di Pozzuoli, che ospita le recluse? Ci sarebbe un errore, Ciro - 22 anni - è maschio. Nella contorta e brutta storia di cui è stato quattro volte protagonista - per l’amore contrastato e finito tragicamente con la 18enne Maria Paola Gaglione, il travaglio psicologico successivo, le minacce di morte subite e l’attività ben “protetta” di spacciatore - l’Arcigay vorrebbe il cambio di gattabuia: da Pozzuoli a Poggioreale. «Purtroppo c’è questo paradosso che un maschio si possa ritrovare in cella con le femmine. Se non ci sono norme a specificare dove le persone vadano collocate in carcere, è ovvio che valga il documento di nascita. E in questo momento, “donna” non descrive il vero sesso di Ciro, che è appunto maschile». La protesta e il chiarimento presunti arrivano in un’intervista a iNews24.it dalla battagliera Daniela Falanga, presidente dell’Arcigay di Napoli: Ciro è un ragazzo transgender. A settembre, avrebbe voluto morire lui al posto della sua ex ragazza, uccisa dal fratello di lei Michele Antonio Gaglione mentre li inseguiva e speronava su uno scooter. Un miracolato, che però subirà e patirà, fino ad oggi, una esistenza spericolata. Una vita piena di incubi, anche al solo guardarsi allo specchio: «Chi sono io»? si sarà più volte domandato. Finì infatti sin d’allora schiacciato da una furibonda lite tra due “associazioni di categoria”. Per l’Arcilesbica la transessualità non si autocertifica, ci sono passi da fare ben precisi. «Il fatto al momento non smentito è che Cira Migliore ha documenti e corpo femminili, non ha mai iniziato alcun percorso di transizione». La replica di Falanga non si fece attendere, parlò di lerciume ideologico, identificando ArciLesbica con «quel pre-femminismo che è legato ai corpi, in cui un uomo e una donna trans si autodeterminano nel genere di appartenenza solo per un pene e una vagina». Per poi mettere un ultimo puntino sulla i: «Bisogna appartenere al genere elettivo, non è ArciLesbica a dover chiarire chi è Ciro, ma Ciro stesso. È un uomo trans e non ha bisogno di gestire un percorso per definire chi è e quello che è, lo racconta la sua ragione». Si potrebbe continuare a lungo: è transfobia, è discriminazione, è cultura patriarcale, altro ancora? Di certo, se è vero che nessuno nega l’esigenza e l’importanza di una legge contro l’omolesbobitransfobia, altra cosa è la pruriginosa e ambigua contesa. Di fronte alla sterile disputa sull’identità di genere c’è il dramma di questa persona, figlia della cultura e del degrado che permea il Parco Verde: si uccidono bambini lanciandoli dalle finestre e si creano veri e propri eserciti di spacciatori, allevati e allenati sin da bambini a consegnare la “roba”, intascare denaro sporco, consegnarlo ai narcotrafficanti, riprendere altra cocaina o hashish e smistarla al nuovo assuntore. Chissà a che età ha cominciato Ciro. Chissà se otterrà gli arresti domiciliari o c’è il rischio che spacci anche dalle finestre o addirittura uscendo di casa. Ad ogni modo chiedere di mandarlo in un’altra casa - quella circondariale di Poggioreale - non è che sia proprio una scelta lungimirante. Si pensi quel che si vuole...
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