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09 Febbraio 2017 - 09:58
Cari amici lettori, voi sapete quanto mi ripugni la parte del corista. Il complimento che più spesso mi viene rivolto è quello di essere “una voce fuori dal coro”. Il problema è che il coro è, di solito, quello orribilmente stonate del “politicamente corretto“. Oggi, pertanto, farò eccezione alla regola, unendomi al coro che celebra e rimpiange Pietro Golia (soltanto su queste colonne ne hanno già scritto Novi e Schifone). Pietro Golia è stato, sull’altro lato della barricata, quello che è stato Gerardo Marotta per la sinistra giacobina. Un uomo di cultura e, soprattutto, un operatore culturale. Un Uomo con la maiuscola, che aveva le idee chiare e lottava per esse. Un uomo modesto, che non amava mettersi in mostra, ma era sempre presente quando c’era un impegno da assumere. Un uomo che viveva per la Politica, ma, dopo una breve presenza in consiglio comunale, rifuggì sempre la politicuccia delle poltrone e degli affari poco puliti. Io l’ho incontrato, per l’ultima volta, il venti di gennaio, a una riunione nella redazione del “Roma” intesa a lanciare una richiesta: la giornata del ricordo per i patrioti duesiciliani massacrati dall’invasore piemontese. Pietro è stato un pioniere della revisione storica contro gli stereotipi risorgimentali, quando questi sembravano ancora incrollabili. Ma egli amava tutta la storia del nostro paese. Io conservo, ad esempio, i volumi di Francisco Elias de Tejada che rivalutano l’epoca spagnola, comunemente detta vicereale. Io sono stato molto manchevole nei suoi confronti e, oggi, ne sono molto addolorato. Pietro mi aveva invitato, infatti, a dargli un mio scritto tradizionale (un lavoro teatrale in lingua napoletana) ed io, immerso nella mia naturale pigrizia, non sono stato capace di completarne in tempo l’introduzione. Pietro, invero, era un tradizionalista nel senso migliore della parola. Voleva che la Tradizione vivesse in questi tempi che provano in ogni modo a distruggerla e, a questo scopo, pubblicava opere attualissime di pensatori, anche stranieri, che combattono il globalismo e le altre idee inumane che dominano questo tempo finale di Kali-Yuga. Le persone come Pietro sono molto rare e non è facile sostituirle. Dobbiamo sperare, però, che in qualche modo questo avvenga. Sarebbe un danno irreparabile se la fiaccola da lui mantenuta accesa in tutti questi anni dovesse spegnersi. Io penso che sia necessario e urgente chiamare a raccolta tutti quelli che possono offrire un contributo per la continuazione di questa indispensabile lotta culturale. Sarà molto difficile, però, trovare qualcuno che abbia le sue infaticabili capacità organizzative. Preghiamo per il suo Spirito e chiediamo alla Provvidenza che anche la sua opera possa avere una nuova vita.
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