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08 Marzo 2017 - 11:30
Confisca dei beni accumulati dalla camorra e “nuova” vicenda giudiziaria dell’immobiliarista Alfredo Romeo: due situazioni speculari del pantano immondo in cui, per molti aspetti emblematici, è precipitato il nostro Paese. Da una parte la malavita (organizzata su basi sempre più criminali), dall’altra la malapolitica (con il suo crescente vuoto di cinismo e immoralità). Sembrerebbero due competitors a chi arriva primo e arraffa di più. Invece sono parti che, nel maleodorante libro della corruzione, appaiono distinte ma non distanti. Si “mantengono” a vicenda; si incontrano felicemente anche se, per opportunità, fanno finta di non conoscersi. Pensiamo a come si formano i loro quadri dirigenti: muore un boss? Il vuoto è subito riempito da chi non aspettava altro. Si condanna un politico faccendiere? Niente paura. C’era da tempo, in lista d’attesa, un successore che fremeva. *** PRESTIGIO MALATO. Nella società del consumismo compulsivo e del potere delinquenziale, vale di più chi più possiede. Il dramma, per chi ha questa regola di vita, è dover periodicamente “mostrare” e “esibire” quello che ha messo insieme: si tratti di ville hollywoodiane o da reggia, appartamenti sfarzosi, ”legni” di 100 metri per 10 sul mare, conti “pesanti” nei paradisi fiscali o nelle società offshore. Il collega Nico Falco ci rende bene l’idea: ”Raffaele Cutolo lo acquistò per soli 270 milioni di lire: il Castello mediceo di Ottaviano era il simbolo della Nuova famiglia che si identifica come sovrana, che guarda dall’alto in basso la popolazione vessata. Dal terrazzo della villa di Zaza a Posillipo, invece, sembra di camminare sul mare e di toccare il Vesuvio. Ma forse la più bella è villa Ferretti che fu di Giuseppe Costagliola, braccio destro di Rosario Pariante”. *** UNA BELLA SFIDA. Anche la pseudoimprenditoria, sorella della cattiva politica, non po’ essere da meno. Periodicamente deve ostentare la sua “potenza”. Sul punto più alto di Posillipo, la collina sollievo del dolore, c’è una mega villa dove non sono state infrequenti feste hollywoodiane da mille e una notte. Per Alfredo Romeo sempre gioia alle stelle che ancora starebbe lassù se non fosse per quei magistrati che non si fanno i fatti loro e sembra proprio che ce l’abbiano a morte con chi ha “racimolato” un impero ultramilionario da venti mila dipendenti. Pretendono di indagare ora su alcuni dei partecipanti, sulle complicità e quella sfacciata ostentazione di ricchezza (colpa loro se “denaro chiama denaro” come diceva il grande Eduardo”). *** DALLA COLLINA AL MARE. Il mega albergo super stellato di via Marina, il manager Romeo lo ha ricavato ristrutturando il palazzo che fu sede della gloriosa Flotta Lauro e del quotidiano Roma. Anche qui una inaugurazione di tipo “orientale” senza badare a spese. Una sede con una facciata luccicante che ha come dirimpettai il Vesuvio, straordinario a vedersi anche senza il pennacchio, e l’ampio golfo che a guardarlo fa allargare i polmoni. Chi si è ammalato di “traffico di relazioni” e di “influenze” sull’asse Roma-Napoli e al contrario, qui può trovare il luogo “privilegiato” per ritemprarsi (sempre che non arrivino, però, gli inquirenti a guastare il soggiorno!). *** IL CRONISTA RICORDA. Purtroppo, quando la memoria non ha solo un futuro ma anche un passato, si diventa inevitabilmente “laudator temporis acti”. Il pensiero va al comandante Achille Lauro che, dal suo “studio del mappamondo” ora inglobato nel palazzo Romeo, ancora novantenne faceva correre sugli oceani navi con le quali reggeva la concorrenza, ma molto spesso vincendola, degli armatori più agguerriti. Tutto frutto della sua volontà e capacità di azione, lui che non aveva mai subìto condanne nemmeno per la sua tumultuosa vita politica e privata. Tenace anche nel sostenere l’antico giornale del 1862 che aveva per motto “o Roma o morte” e obiettivo una coraggiosa unificazione nazionale. *** UNA SFIDA DECISIVA. È la battaglia contro il sistema corruttivo e di violenta sopraffazione che, specie negli ultimi anni, sembra prosperare “favorito” oggettivamente da una debole azione di contrasto. Sui beni e sui patrimoni, lo Stato gioca la sua credibilità, ma il problema è che ha 2 facce: con una sequestra (30 miliardi di ville, terreni, appartamenti, aziende in Italia; più di mille unità in Campania); con l’altra impiega tanti anni per arrivare alle confische che i boss hanno tutto il tempo di riorganizzarsi e rientrare in possesso di tutto il sequestrato. Come dire: quello che esce dalla porta, rientra dalla finestra. Che lo Stato abbia troppe aperture? *** POSSIBILI RIMEDI. Due napoletani di grande prestigio sono al vertice di strutture decisive per rialzare la credibilità dello Stato. Raffaele Cantone (anticorruzione) sostiene che chi gestisce i beni sequestrati e confiscati, deve essere pienamente affidabile e costantemente controllato. La legge sui patrimoni illegali è del 1996 e ha impiegato 14 anni per incominciare a funzionare.”Bisogna cambiare passo e andare più in fretta” raccomanda Franco Roberti (antimafia e antiterrorismo). Oggi c’è una nuova legge, ma è ferma al Senato (glorioso referendum del 4 dicembre 2016: il Senato non era meglio abolirlo o fortemente ridimensionarlo?). *** CHIAMATA PER I MINISTRI. Sui patrimoni della malavita e della malapolitica hanno diretta competenza Andrea Orlando (Giustizia) e Marco Minniti (Interno). Quante volte dovranno essere chiamati?
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