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28 Marzo 2017 - 19:47
Matteo Renzi continua a girovagare per la penisola per rilanciare ciò che resta del suo Pd senza comunque lanciare un manifesto che illustri il suo progetto politico, la sua linea, le sue possibili alleanze. Affermando che intende esclusivamente dedicarsi a riorganizzare il partito nelle periferie rinunciando ad incarichi governativi. Ma, forse, ha dimenticato di aver liquidato il governo del suo compagno di cordata Enrico Letta alla stessa maniera. Si ha la sensazione che ritorni nei luoghi dove aveva fatto promesse significative a cominciare dal ponte sullo stretto di Messina senza fare bene i conti in bilancio. Eppure dovrebbe rendersi conto di due fattori determinanti: il primo fattore è quello di una inflazione, anche se iniziale, ormai presente in quasi tutta Europa ed un "populismo" che prende quota, lasciando non sereni i governanti democratici di buona parte del Continente. Ma si dirà che tale forma di protesta, perché tale è, quale il "populismo", è stato recentemente sconfitto in Olanda e rischia di essere battuto anche in Germania e nella stessa Francia dove Marina Le Pen non è più sicura di vincere come lo era prima. Ma nel mentre la difficile congiuntura economica che stiamo vivendo va oltre il previsto abbiamo la necessità di assumere decisioni per superare la crisi energetica che incombe anche per avviare il tanto acclamato processo di industrializzazione attraverso un piano che punti sulla ricerca e quindi sull'innovazione e nuove tecnologie che oggi il mercato reclama. È indubbio che l'Italia deve essere maggiormente presente e protagonista in Europa con un proprio progetto che definisca tempi di attuazione, priorità ed obiettivi irrinviabili che potrebbero essere: 1) la decisione di definire una proposta per una Costituzione europea premessa fondamentale per costruire l'Europa politica sottoscritta e riservata ai Paesi che hanno aderito all'Eurozona senza più rinvii. Questo impegno fu assunto sin dal 29 ottobre 2004 dai Capi di Stato e di governo senza alcuna conseguenza positiva; 2) un ministro unico delle finanze per i Paesi sempre aderenti all'eurozona; 3) una concreta intesa sulla politica delle immigrazioni e potrebbe essere aggiunto un esercito unico anche in previsione che il nuovo presidente degli Usa voglia ritenere esaurita la partecipazione alla Nato. A tutto ciò va rilevato che la proposta, pure avanzata da alcuni paesi di costruire un Europa a due velocità, consentendo magari l'uso della doppia moneta nei Paesi classificati di serie B non può essere accettata. Difesa ad oltranza, invece, della moneta unica, contro chi ritiene scaricare sull'euro la causa dell'attuale crisi economica senza disporre più di strumenti di politica monetaria necessari ed indispensabili, come ad esempio la sua svalutazione favorendo così la sola Germania. L'Italia avrebbe bisogno di una politica seria per superare né con pannicelli caldi né con interventi a pioggia il problema dello squilibrio che cresce sempre di più tra le due aree geografiche del paese(Mezzogiorno e centro Nord). Se si vuole raggiungere l'obiettivo dell'equilibrio premessa indispensabile è quella di dotare il Sud di infrastrutture adeguate con priorità in ogni piano per l'area debole. Ma se invece Renzi dà credito ed avalla l'operato del suo ministro per le Infrastrutture, onorevole Del Rio, il quale dopo i danni provocati con la legge sulle Province e le Città metropolitane non perde occasione per rafforzare le aree forti del Nord, sottraendo anche opere ed impegni, assunti dal Parlamento, così come si è verificato con l'eliminazione dall'elenco degli aeroporti intercontinentali quello di Grazzanise sostituendolo con quello di Venezia. E potremmo continuare rilevando come dal piano recente delle ferrovie vengono inserite solo le aree del Nord Italia, con la giustificazione che si tratti di interventi di rilievo internazionale per accordi con altri Paesi (Francia, Svizzera etc). Non possiamo essere d'accordo! Ma ai meridionali non interessa come priorità il ripescaggio del treno borbonico per visitare la Reggia di Caserta o la stazione gioiello di Zaha Hadid di Afragola dove non passano i treni veloci e senza opportuni collegamenti. Il Sud del Paese ha bisogno di un progetto che non punti solo sul turismo o sul terziario ma che invece punti sulle infrastrutture, sul credito, sull'amministrazione e sull'ambiente. Queste sono le risposte che meridionali attendono da Renzi se effettivamente vuole essere un leader credibile ai problemi di tutto il Paese senza attardarsi anche egli ad utilizzare la rabbia, il malcontento del popolo perché anche questo è populismo. Ed il populismo è sia di destra che di sinistra. Per i populisti non occorrono programmi, basta gestire la crisi ed alimentarla facendo credere che esiste un elité che cospira contro il popolo. Ma in questa retorica deve stare attorno anche il probabile alleato di Renzi: Silvio Berlusconi, che con qualche trasmissione di Mediaset (come Rete 4) indugia eccessivamente sulla strada del populismo esasperato rischiando alla fine non di guadagnare consensi ma perderli assieme ai parlamentari.
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