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“Goldrake”: 45 anni fa l’arrivo in Italia sulla Rai

Le indimenticabili strofe iniziali di una canzone che segnò un momento importante per la televisione italiana destinato a mutare radicalmente il pensiero e il costume della nostra società. Il 4 aprile di 45 anni fa, veniva, infatti, trasmesso il primo episodio di “Atlas Ufo Robot-Goldrake”, una serie di cartoni animati giapponesi ideata nel 1975 dal fumettista Kiyoshi “Go” Nagai e prodotta dalla Toei Animation di Tokyo. Ad annunciare l’evento fu Maria Giovanna Elmi all’interno del programma “Buonasera con...” che aprì ufficialmente la prima serata sull’allora Seconda Rete Nazionale. Era preceduto da una breve descrizione riguardo le caratteristiche di un genere innovativo tratto dalla fantascienza e dalla tradizione culturale nipponica. Le successive edizioni vennero presentate dal Quartetto Cetra e dal grande attore partenopeo Peppino De Filippo poco prima della sua scomparsa avvenuta nel gennaio 1980. In Italia, il cartone venne distribuito con il titolo di “Atlas Ufo Robot” a causa di banale un errore di traduzione essendo stato acquistato indirettamente in Francia dove, con “Atlas”, si indica la guida tv così come il successivo album di figurine prodotto. Al contrario del precedente “Heidi” della Nippon Animation, con i suoi disegni colorati e personaggi semplici, la nuova serie descrive la drammatica storia del principe Actarus, o Duke Fleed nella versione originale, fuggito dal suo pianeta distrutto dalle truppe di un crudele tiranno galattico e rifugiatosi sulla Terra alla guida del possente robot Goldrake, Grendizer in lingua giapponese. Con l’aiuto dei suoi amici umani, egli lotterà valorosamente, sino alla vittoria finale, contro gli invasori alieni che utilizzano mostri meccanici sotto forma di dischi volanti. Le grida di battaglia del protagonista quali, ad esempio, “lame rotanti”, “alabarda elettronica” e ”tuono spaziale” divennero subito comuni nel linguaggio dei bambini e derivavano dalle tecniche di recitazione del teatro classico giapponese. Il fenomeno mediatico dei robot pilotati o “Mecha” apportò una diversa concezione dei disegni e del tipo di animazione interessando anche gli spettatori adulti e influendo persino sui contrasti socio-politici di fine anni Settanta con l’accusa, da parte genitori, educatori, intellettuali e giornalisti, di voler istigare i giovani alla violenza minacciando i tradizionali valori morali. Piuttosto originale fu la cosiddetta “Crociata di Imola” nella quale circa 600 genitori della città emiliana dettero luogo ad una raccolta firme contro la programmazione pubblicata sui principali quotidiani nazionali. Gianni Rodari paragonò il robot difensore dei terrestri ad un moderno Ercole mentre per Dario Fo e Alberto Bevilacqua celava velati quanto pericolosi significati sovversivi. Al contrario, la “Goldrake-mania” si diffuse in brevissimo tempo con la produzione di numerosissimi gadget: fumetti, figurine, libri, maschere di carnevale, cartelle scolastiche, astucci, tatuaggi lavabili e modellini. Il disco singolo contenente le due sigle “Ufo Robot” e “Shooting star”, scritte da Luigi Albertelli su musica di Vince Tempera e cantate da Alberto Tadini, raggiunse il milione di copie vendute. Al giorno d’oggi, “Goldrake e company” suscitano viva curiosità nelle nuove generazioni mentre noi adulti ricordiamo, con un pizzico di nostalgia, quel periodo particolare e indelebile della nostra infanzia.

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