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08 Agosto 2023 - 12:01
La memoria come identità di un popolo, come divulgazione, come storia collettiva. Una sfida giocata tra trofei di carta, foto, cartoline, biglietti di navigazione, reperti di un’epoca che hanno segnato indiscutibilmente gli anni dell’ emigrazione. Dentro, Napoli e New York, due città con un destino comune, due metropoli speculari che vivono sullo stesso parallelo, in una condivisione non solo geografica ma anche culturale e storica. Si chiama “ Orgoglio e Memoria “ , l’emigrazione dal Meridione, la mostra in corso in questi giorni a New York, all’Istituto Italiano di Cultura a Park Avenue fino al 28 agosto. Sotto l’egida del Ministero degli Esteri, della Regione Campania e, soprattutto della NIAF, tra le maggiori sigle americane dell’emigrazione mondiale. Napoli ha esportato qui la sua straordinaria memoria. In esposizione, la prima edizione della “Scienza della Legislazione“ di Gaetano Filangieri che, nel 1780, ispirò a Benjamin Franklin la Costituzione Americana e un passaporto per le Americhe del Regno delle Due Sicilie del 1854, prodromi di un’ emigrazione che iniziò a manifestarsi nel 1870 per arrivare fino agli anni cinquanta del Novecento. L’orologio della storia arretrato di oltre cento anni per rivivere il tempo dei 5omila immigrati napoletani a Manhattam, ma soprattutto a Mulberry Street, il Banco di Napoli che, nel 1906, inaugura il primo sportello di una banca italiana negli Stati Uniti (tre anni dopo saranno 5), la prima festa dedicata dagli emigrati a San Gennaro nel 1926, Enrico Caruso, prima autentica pop star della canzone, che trova al Teatro Metropolitan la sua consacrazione artistica. Un popolo che porta nelle Americhe la sua sapienza, il suo ingegno, la sua genialità. Costruendo, da allora, le basi per un import-export alimentare che ha disegnato nuove economie, la pasta, il caffè, le conserve prima chiusi nelle valigie con lo spago del bisogno e, poi, pochi mesi dopo, commercializzati nei negozi statunitensi. Infine, i tanti fotografi italiani che mettevano in posa la miseria vestita con abiti eleganti per testimoniare ai parenti italiani che quella scelta, in fondo, si era rivelata vincente. Le 11 bacheche realizzate nell’Istituto Italiano di Cultura di New York hanno trovato il loro curatore scientifico in Gaetano Bonelli, da tempo protagonista del “Museo di Napoli“, il giornalista Luigi Liberti ha costruito intelligentemente l’evento, mentre l’io narrante è stato affidato agli attori di “Un Posto al sole“. La mostra si trasferirà, probabilmente, nei prossimi mesi a Washington, continuando a portare in giro lo spirito di una terra magica e stregata chiamata Napoli.
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