Cerca

Marcello De Angelis non merita l’ondata di odio e di insulti

Il post di Marcello De Angelis, responsabile della comunicazione istituzionale della Regione Lazio, sulla strage di Bologna è diventato l’ennesimo pretesto di una politica che in Italia è ormai ai livelli minimi. Ma cosa ha detto De Angelis di tanto grave? L’ex senatore ha affermato: «So per certo che con la strage di Bologna non c’entrano nulla Fioravanti, Mambro e Ciavardini» ed ha aggiunto «dire chi è responsabile non spetta a me, anche se ritengo di avere le idee chiarissime in merito nonché su chi, da più di 40 anni, sia responsabile dei depistaggi». Ancora una volta la sinistra ha messo in discussione il diritto di esprimere opinioni se queste arrivano dall’avversa area politica. Le sentenze vanno certamente rispettate, ma è possibile discuterle? In maniera assolutamente coerente con la prassi della doppia morale De Angelis non può mettere in discussione la sentenza per i morti di Bologna mentre Gad Lerner, icona della sinistra radical chic, può tranquillamente santificare Adriano Sofri, condannato a 22 anni di carcere per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi. Sulla strage di Bologna ci son voluti ben quattro processi con diverse condanne ma ancora oggi si nutrono dubbi sulla verità processuale al punto che la stessa Corte di Assise di Bologna, nelle motivazioni della sentenza della condanna all’ergastolo per concorso in strage a Gilberto Cavallini, l’ex Nar coinvolto nell’attentato alla stazione, affermò che «Il 2 agosto 1980 fu una strage di Stato, sbagliata l’impostazione della Procura». Nel 1991 fu Cossiga, da capo dello Stato, a gettare ombre sull’operato dei giudici chiedendo “scusa” alla destra, rappresentata all’epoca dal Msi, per quelle conclusioni frettolosamente confezionate e per una fase istruttoria che fu rallentata da depistaggi di ogni genere. Successivamente, il 6 novembre del 1997, in audizione alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia ribadì che «…la contraddittorietà esistente tra le varie sentenze è un qualcosa che balza agli occhi. Io sono rimasto molto più convinto dalle sentenze di assoluzione che non da quelle di condanna, anche perché quello di queste ultime appartiene molto di più ad un ragionamento di carattere storico-politico che non di carattere giudiziario». A sollevare dubbi sulla colpevolezza di Fioravanti, Mambro e Ciavardini furono anche molti intellettuali, politici, giornalisti e associazioni di sinistra che costituirono il comitato "E se fossero innocenti?". Tra loro figuravano personaggi come la regista Liliana Cavani, l’on. Marco Taradash, il filosofo Sergio Quinzio, il fotografo Oliviero Toscani, l’attuale garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello, la senatrice Ersilia Salvato e i giornalisti RAI Giovanni Minoli e Sandro Curzi. Nel 2016 Rosario Priore, uno dei magistrati più impegnati a ricercare la verità sul terrorismo in Italia, ha pubblicato il libro “I segreti di Bologna”, con il quale dava una nuova chiave di lettura di quella strage crudele che causò 85 morti e 200 feriti inquadrandola in una più ampia cornice storica e geopolitica necessaria, per l’autore, al fine di giungere alla verità. Lo sfondo geopolitico è riferito alla rottura del patto tra l’Italia e le organizzazioni palestinesi provocato dall’omicidio di Aldo Moro, garante dell’accordo, e dall’arresto ad Ortona, alla fine del 1979, di Abu Anzeh Saleh, militante del FPLP di George Habash. La cosiddetta pista palestinese. Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini hanno pagato e continuano a pagare per quella condanna ma è emblematico che, pur non avendo mai chiesto nulla in merito alla loro situazione giudiziaria, per la sola strage di Bologna chiedono di togliere questa macchia e di essere rigiudicati negando di avere ogni rapporto con essa. Il 2 agosto Giorgia Meloni ha rilasciato una dichiarazione per ricordare l’infame strage e tra l’altro ha detto che per giungere alla verità sulle stragi occorre mettere a disposizione della ricerca storica il più ampio patrimonio documentale e informativo e che per questo il governo ha accelerato e velocizzato la desecretazione degli atti conservati all’Archivio centrale dello Stato. Marcello De Angelis non merita l’ondata di odio e insulti che si è abbattuta su di lui perché rispettare e prendere atto di una sentenza è un conto mentre avere il diritto di esprimere la propria convinzione circa l’estraneità ai fatti dei condannati senza per questo essere criminalizzato un altro.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Roma

Caratteri rimanenti: 400

Logo Federazione Italiana Liberi Editori